Viaggiare con due bambini piccoli

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Uno dei fatti con il quale deve fare i conti il genitore dei quasi-gemelli, di cui uno, per altro, ipersensibile, e’ smettere di viaggiare.

Io e mio marito abbiamo sempre viaggiato. Anzi direi, romanticamente, che lui è un grande viaggiatore, perché ha viaggiato più di me e perché, malgrado questo, mantiene una sorta di stupore infantile di fronte ai posti, che vorrei che i nostri figli ereditassero. Assieme abbiamo visitato i posti più disparati e sempre da soli, zaino in spalla e mezzi locali.

Dopo di che è nato il Tigre. E lui ci ha travolti con tutto il suo temperamento: come puoi pensare di affrontare un volo aereo con un frugoletto che piange per la luce del sole, che deve essere vestito da almeno due persone e che non vuole stare in macchina sul seggiolino neanche per andare dai nonni? Dopo un anno passato a sognare vacanze intercontinentali, e’ arrivata la Pulcetta. Nel frattempo cercavamo di abituare il Tigre a qualche week end fuori porta. Poi, quando la Pulcetta aveva due mesi, l’abbiamo lasciata dai nonni per goderci un fine settimana a Firenze con un finto figlio unico. Ovviamente è andato benissimo, ma gestire un bimbo di quattordici mesi in viaggio e’ ben altra cosa che avere a che fare con due bambini piccolissimi come lo erano al tempo il Tigre e la Pulcetta. Quell’estate ci abbiamo riprovato e, come vi ho già raccontato qui, siamo stati in Toscana. Ma piuttosto che di vacanze si può parlare, in quel caso, di accumulo di stanchezza fuori dalle mura domestiche.

L’estate dopo siamo stati a Genova e quest’anno in Trentino Alto Adige dove è andata più che bene. Ma ormai i bambini hanno compiuto tre anni e due anni e quindi hanno delle esigenze minori alle quali si può far fronte anche viaggiando. Mancava la grande città, ed ecco che ad Ottobre abbiamo provato con Parigi. Ma di questo vi racconterò in un altro post.

Da questa piccola esperienza di viaggio con due bambini al di sotto dei tre anni, ho tratto delle riflessioni che condivido di seguito:

Scegliere una meta che sia bambino friendly. Questo non significa solo cercare posti in cui nei ristoranti trovi i seggioloni o le matite colorate per far giocare i piccoli. Ma anche luoghi che abbiano molte attrattive per bambini: parchi gioco, musei per bambini, acquari, aree verdi, fattorie, sono tutti posti che, interessando i bambini, li rendono partecipi del viaggio, meno stressati per quello che stanno vivendo e, di conseguenza, rendono anche i genitori meno stanchi e irritabili (che altrimenti che si parte a fare?).

Seguire i loro orari e le loro abitudini. Ma anche: essere elastici. Non è detto che un bambino che abbia l’abitudine di mangiare carboidrati a pranzo e proteine la sera, non debba mangiare un bel gelato per merenda! In fondo e’ in viaggio con mamma e papà!

Se la vostra passione e’ l‘arte o i musei, portate anche i bambini con voi. Lasciateli liberi di girare per le gallerie ( sotto il vostro controllo!), interessateli davanti a qualche quadro che possa attrarre la loro attenzione. Farete le visite più veloci che abbiate mai fatto in vita vostra, ma sarete tornati per un microsecondo i viaggiatori di un tempo. Portate comunque sempre i passeggini, in modo tale che possano salirvi o scendere a loro piacimento.

Non aspettatevi che tutto vada magnificamente! Avere delle basse aspettative aiuta sempre. Un giorno che magari siete stati in un magnifico play ground, avete visitato un bellissimo parco, può chiudersi con una crisi di nervi di stanchezza. Andrà meglio la prossima volta.

Portare con se i passeggini. Noi ne abbiamo due, di quelli leggeri e maneggevoli. Non so se avere il gemellare può aiutare, perché non l’ho mai utilizzato. Certo magari le mani di uno dei genitori sono libere e disponibili per portare due valigie, ma quanto è semplice da chiudere un passeggino gemellare? E quanto siete disposti a imprecare ogni qualvolta dovrete sollevarlo per scendere i gradini della metro e issarlo a bordo delle vetture?
Una volta ho trovato, su un sito americano, la pubblicità di un bellissimo seggiolino per auto al quale tirare fuori le ruote per trasformarlo in un mini passeggino, ma purtroppo credo che riguardasse solo bambini al di sotto dell’anno di età.

Se si affitta una macchina, la mia esperienza e’ quella di portare da casa e spedire con le valigie almeno un seggiolino-rialzo: a noi è capitato più volte qualche pasticcio da parte delle compagnie di rent a car, che ci ha fatto perdere tempo e sicurezza.

L’unica cosa che porto in aereo per far loro passare il tempo sono dei libretti piccini. Ma il Tigre e, soprattutto, la Pulcetta amano rileggere le loro storie, per cui non abbiamo bisogno di molto altro.

Invece porto con me degli snack, dei biscotti o, addirittura dei toast (!), in maniera tale da fronteggiare eventuali crisi di fame.

Queste piccole regole del buon senso sono tutto ciò che ho messo da parte in questi tre anni di viaggi con loro.

Assieme a tanta soddisfazione e molti ricordi, ovviamente.

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Cosa farò da grande

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“Ora che la Pulcetta si  è addormentata, cosa vuoi fare Tigre, vuoi giocare? Vuoi colorare?”

Occhi che brillano, sorriso sornione: ” Voglio colorare!”

Si avvia verso  il posto dove teniamo pastelli, carta e pennelli  e, con grande enfasi:

“Ecco, ho deciso mamma, da grande voglio fare il  Pittore!”

“Tigre, hai solo tre anni!”

“Meglio scegliere presto mamma.”

Feste di compleanno per bambini

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Festa di compleanno di una bimbetta di tre anni. Loft enorme, riempito a stento da bambini, genitori e animazione. La musica, quella no, lo riempie tutto. All’ingresso un ragazzo su due trampoli altissimi sortisce l’effetto di fare intimamente terrorizzare dei bambini troppo piccoli per questo genere di divertimenti.
Due mamme parlano, una e’ la mamma della festeggiata: “Che figura! Siamo arrivati in ritardo perché Carletta era nervosissima! – “Si, figurati! Anche Paolino alla sua festa era nervosissimo, ti ricordi?”. Le guardo attonita, con la Pulcetta in braccio che non si staccherà’ da me se non quando i miei bicipiti avranno raggiunto il giusto grado di acido lattico da gustare l’indomani mattina.
Intanto il Tigre e’ comodamente seduto sul marciapiede davanti al loft assieme al padre, sicuro di aver raggiunto la posizione ideale per quel che deve sopportare: lontano dalla musica, lontano dal teatrino con quei pupazzi posseduti, lontano dai giochi di quella Biancaneve poco principesca che pretende che i bambini si divertano.
Sara’ che sono la madre di due alieni di tre e due anni, venuti dal pianeta Grohl, ma i miei figli non vogliono andare alle feste. Mi dicono proprio così: “Io alla festa di Carletta non ci voglio andare”. Per stanarli da casa e provare a vedere se, una volta li’, magari si divertono, ho dovuto prometter loro di passare, dopo, da un negozio di giocattoli dove avrebbero potuto prendere una cosina per ciascuno. Cosa ci sarà di educativo in tutto questo?
A parte lo scenario descritto prima, abbiamo visto: mamme vestite come ad un vernissage di Soho; papà armati di macchine fotografiche a immortalare momenti indimenticabili; baby sitter di tutte le nazionalità; bambini incollati alle gambe di uno dei due genitori; treenni immersi in una sessione di gioco con il telefono di mamma. Il momento più atteso per grandi e piccini, no, non è stato quello della torta, ne’ l’apertura dei regali, che non è la notte di Natale, ma la tanto agognata merenda.
Siamo tornati a casa, chi con tante riflessioni nella testa, chi stanco, chi contento per il suo giocattolino nuovo.
So che il Tigre, per il suo quarto compleanno, vorrebbe organizzare una festa nel giardino dei nonni con i compagnetti con i quali più gli piace giocare. E se li lasciassi semplicemente giocare?

Le perline con la pasta di sale

La collana di pasta al sale

La collana di pasta al sale

In genere, a mio avviso, impastare farina, creta, dido’, o qualsiasi altra cosa malleabile, e’ piacevole e rilassante per adulti e bambini. Così, sapendo che alla Pulcetta sarebbe piaciuto infilare perline e vedere realizzato qualcosa che somigliasse ad una collana, ho pensato che potesse essere carino cominciare a costruirci da soli le perle con la pasta al sale.

Il primo pomeriggio abbiamo impastato il solito miscuglio di acqua, sale e farina, aggiungendo però dei coloranti alimentari: noi avevamo il blu e il rosso. Non so se i colori per alimenti in polvere sono esattamente quello che ci vuole per colorare la pasta al sale, ma ai nostri fini sono andati piuttosto bene perché abbiamo ottenuto una pasta verdognola, azzurra, rosa o rossa a seconda di chi la impastava.  Ho fatto fare ai bambini dei cordoncini che poi ripiegavano e di cui appiccicavano le estremita’. Le abbiamo riposte sulla carta forno e lasciate asciugare per una notte. L’indomani mattina , quando loro erano a scuola, ho cotto nel forno, a 175 gradi per due ore, queste perlone un po’ bislacche. E al pomeriggio le abbiamo infilate in un cordoncino di nylon che avevo precedentemente comprato al supermercato.

In tutto abbiamo passato qualche ora di due pomeriggi in maniera rilassata e creativa. E in più, adesso, le collane si sono trasformate in dei collari per i nostri cani peluche con i quali il Tigre e la Pulcetta giocano ogni giorno.

Pochi semplici rimedi allo stress genitoriale

imageSe per stress intendiamo l’insieme di preoccupazione, frustrazione, incertezza sul futuro, allontanamento dal proprio contesto sociale, allora in questo periodo, sotto il nostro tetto, la concentrazione di stress e’ davvero alta. E per lo più, si tratta di stress genitoriale. L’antefatto: L’anno scorso, a febbraio, nel periodo delle prescrizioni, io e mio marito facemmo la scelta: il Tigre sarebbe rimasto al nido privato che già conosceva e al quale, ancora allora, faceva fatica ad abituarsi, piuttosto che passare alla materna pubblica assieme ai compagnetti del suo gruppo. Quando, appena a giugno, il Tigre si è integrato con questi bambini e andava al nido più docilmente perché voleva andare a giocare con Marco o Paolino, la scuola e’ finita e, a Settembre, addio gruppo di amichetti. La nostra speranza era che comunque ci sarebbe stata Adele, la sua educatrice, che con tanta pazienza durante l’anno, lo aveva accolto e integrato con vari stratagemmi, non ultimo un periodo di transizione da soli, lui e lei, in una stanza della scuola con tantissimi micro giocattoli e animaletti, dove poteva sceglierne uno per poi raggiungere i compagni. Quando in estate, su sua insistenza, abbiamo organizzato una merenda, ho realizzato accompagnando le mamme alla fine del pomeriggio, che il Tigre avrebbe avuto dei problemi a scuola quando si sarebbe reso conto che non avrebbe rivisto nessuno di quei bambini con i quali aveva legato. A questo punto avrete già capito che il Tigre e’ un bambino molto sensibile, di quelli che su genitoricrescono hanno mirabilmente definito “amplificati”. Bambini ipersensibili agli stimoli, che hanno bisogno dei loro punti fermi, che recalcitrano al cambiamento di schema o di fronte a qualsiasi cosa che esca fuori dal loro ordine mentale. Ebbene, oggi il Tigre non vuole più andare a scuola, dice che i compagnetti gli fanno paura (sono tutti più piccoli di lui e, la maggior parte, femmine), spesso quando lo vado a prendere vuole essere preso in braccio ( ha tre anni e mezzo), il pomeriggio, quando giochiamo, fa dei capricci insormontabili come per mettermi alla prova, tirando sempre più una corda immaginaria che ha, ad un capo lui e, all’altro, l’amore che proviamo nei suoi confronti. Inserendo questo quadretto in un contesto di una vita normale, direi che lo stress della nostra famiglia,nell’ultimo periodo, e’ salito alle stelle. Lo stress genitoriale dipende molto anche dai figli, almeno in questa casa, in cui vivono un marito che lavora molto e aiuta parecchio; una ex libraia mamma a tempo pieno; un bambino ipersensibile di tre anni e mezzo e una bambina di due anni e mezzo che, almeno per ora, da’ soltanto i problemi legati ai terrible two, che, a confronto di quelli derivanti dal fratello, sembrano bazzecole. A noi il carattere del Tigre con la sua prorompente presenza e l’arrivo così immediato della sorella ci ha un po’ investito. Se ci mettiamo anche il fatto che siamo persone altamente drammatiche e iper responsabili, si capisce che da tre anni e mezzo a questa parte, ci ritroviamo spesso arrabbiati, affranti, delusi e un po’ cinici verso il mondo: cioè stressati. Cosa possiamo fare per non cambiare noi stessi con queste nuove persone nelle quali a volte stentiamo a riconoscerci? Riportare tutto alla visione di un bambino. Si, il Tigre ci sta facendo impazzire, sono sveglia assieme a lui dalle sei e mezzo del mattino e vuole stare solo con me e con nessun altro a giocare a inventare mondi fantastici. Fa finta di cadere ed essersi fatto male e subito dopo dice di voler star solo e che mamma è brutta. Al mattino si sveglia e le prime dolci paroline che escono dalla sua bocca sono: non voglio mamma e papà. Che fare? Pensare che passerà. Si, noi siamo stressati perché c’è chi deve andare a lavoro, chi ha mille cose da fare a casa, un lavoro da cercare etc. Etc. Ma lui, il bambino? Pensate a quanto deve essere stressato lui, se è lo stesso esserino che solo fino alla domenica prima giocava spensierato in campagna. Forse c’è qualcosa, di piccolo, di futile, di inosservato che per lui è un macigno che pesa sulle sue spalle e di cui noi, i suoi genitori, non ci stiamo accorgendo. Qualcosa che per noi è normale e per lui no, solo perché esce fuori dai suoi confini mentali. Grazie a Dio, i bambini hanno delle risorse che consentono loro di superare le cose, come se fossero degli antigeni contro le esperienze nuove: le assimilano, le fanno loro e non ne hanno più paura. Solo che alcuni bambini mettono in atto questo processo automaticamente, altri, più riflessivi, hanno bisogno di maggiore tempo per cancellare quello che ritengono già assodato e aderire a quello che per loro è un nuovo modello. Affidiamoci a questa loro capacità con un po’ di fiducia e magari questo potrà alleviare un po’ del nostro stress. Uscire di casa al mattino non sarà più semplice. Ma fermandosi un attimo e riportando tutto a dimensioni più piccole, la vita può sembrare più affrontabile. Un’altra maniera utile, almeno per me, per affrontare lo stress genitoriale, è confrontarmi (che è poi il motivo per cui avrei aperto questo blog). Sapere che ci sono persone che hanno passato le mie stesse esperienze e come hanno reagito e, perché no, che letture hanno fatto ( la libraia che c’è in me!), mi fa stare subito meglio. Certo, sarebbe bello se qualcuno dal web venisse a dirci che è il genitore di un bambino ultra sensibile ormai cresciuto e che, si, alla fine, si aggiusta tutto.

Questo blog partecipa al blogstorming

http://genitoricrescono.com/stress-riconoscerlo-gestirlo/