Pochi semplici rimedi allo stress genitoriale

imageSe per stress intendiamo l’insieme di preoccupazione, frustrazione, incertezza sul futuro, allontanamento dal proprio contesto sociale, allora in questo periodo, sotto il nostro tetto, la concentrazione di stress e’ davvero alta. E per lo più, si tratta di stress genitoriale. L’antefatto: L’anno scorso, a febbraio, nel periodo delle prescrizioni, io e mio marito facemmo la scelta: il Tigre sarebbe rimasto al nido privato che già conosceva e al quale, ancora allora, faceva fatica ad abituarsi, piuttosto che passare alla materna pubblica assieme ai compagnetti del suo gruppo. Quando, appena a giugno, il Tigre si è integrato con questi bambini e andava al nido più docilmente perché voleva andare a giocare con Marco o Paolino, la scuola e’ finita e, a Settembre, addio gruppo di amichetti. La nostra speranza era che comunque ci sarebbe stata Adele, la sua educatrice, che con tanta pazienza durante l’anno, lo aveva accolto e integrato con vari stratagemmi, non ultimo un periodo di transizione da soli, lui e lei, in una stanza della scuola con tantissimi micro giocattoli e animaletti, dove poteva sceglierne uno per poi raggiungere i compagni. Quando in estate, su sua insistenza, abbiamo organizzato una merenda, ho realizzato accompagnando le mamme alla fine del pomeriggio, che il Tigre avrebbe avuto dei problemi a scuola quando si sarebbe reso conto che non avrebbe rivisto nessuno di quei bambini con i quali aveva legato. A questo punto avrete già capito che il Tigre e’ un bambino molto sensibile, di quelli che su genitoricrescono hanno mirabilmente definito “amplificati”. Bambini ipersensibili agli stimoli, che hanno bisogno dei loro punti fermi, che recalcitrano al cambiamento di schema o di fronte a qualsiasi cosa che esca fuori dal loro ordine mentale. Ebbene, oggi il Tigre non vuole più andare a scuola, dice che i compagnetti gli fanno paura (sono tutti più piccoli di lui e, la maggior parte, femmine), spesso quando lo vado a prendere vuole essere preso in braccio ( ha tre anni e mezzo), il pomeriggio, quando giochiamo, fa dei capricci insormontabili come per mettermi alla prova, tirando sempre più una corda immaginaria che ha, ad un capo lui e, all’altro, l’amore che proviamo nei suoi confronti. Inserendo questo quadretto in un contesto di una vita normale, direi che lo stress della nostra famiglia,nell’ultimo periodo, e’ salito alle stelle. Lo stress genitoriale dipende molto anche dai figli, almeno in questa casa, in cui vivono un marito che lavora molto e aiuta parecchio; una ex libraia mamma a tempo pieno; un bambino ipersensibile di tre anni e mezzo e una bambina di due anni e mezzo che, almeno per ora, da’ soltanto i problemi legati ai terrible two, che, a confronto di quelli derivanti dal fratello, sembrano bazzecole. A noi il carattere del Tigre con la sua prorompente presenza e l’arrivo così immediato della sorella ci ha un po’ investito. Se ci mettiamo anche il fatto che siamo persone altamente drammatiche e iper responsabili, si capisce che da tre anni e mezzo a questa parte, ci ritroviamo spesso arrabbiati, affranti, delusi e un po’ cinici verso il mondo: cioè stressati. Cosa possiamo fare per non cambiare noi stessi con queste nuove persone nelle quali a volte stentiamo a riconoscerci? Riportare tutto alla visione di un bambino. Si, il Tigre ci sta facendo impazzire, sono sveglia assieme a lui dalle sei e mezzo del mattino e vuole stare solo con me e con nessun altro a giocare a inventare mondi fantastici. Fa finta di cadere ed essersi fatto male e subito dopo dice di voler star solo e che mamma è brutta. Al mattino si sveglia e le prime dolci paroline che escono dalla sua bocca sono: non voglio mamma e papà. Che fare? Pensare che passerà. Si, noi siamo stressati perché c’è chi deve andare a lavoro, chi ha mille cose da fare a casa, un lavoro da cercare etc. Etc. Ma lui, il bambino? Pensate a quanto deve essere stressato lui, se è lo stesso esserino che solo fino alla domenica prima giocava spensierato in campagna. Forse c’è qualcosa, di piccolo, di futile, di inosservato che per lui è un macigno che pesa sulle sue spalle e di cui noi, i suoi genitori, non ci stiamo accorgendo. Qualcosa che per noi è normale e per lui no, solo perché esce fuori dai suoi confini mentali. Grazie a Dio, i bambini hanno delle risorse che consentono loro di superare le cose, come se fossero degli antigeni contro le esperienze nuove: le assimilano, le fanno loro e non ne hanno più paura. Solo che alcuni bambini mettono in atto questo processo automaticamente, altri, più riflessivi, hanno bisogno di maggiore tempo per cancellare quello che ritengono già assodato e aderire a quello che per loro è un nuovo modello. Affidiamoci a questa loro capacità con un po’ di fiducia e magari questo potrà alleviare un po’ del nostro stress. Uscire di casa al mattino non sarà più semplice. Ma fermandosi un attimo e riportando tutto a dimensioni più piccole, la vita può sembrare più affrontabile. Un’altra maniera utile, almeno per me, per affrontare lo stress genitoriale, è confrontarmi (che è poi il motivo per cui avrei aperto questo blog). Sapere che ci sono persone che hanno passato le mie stesse esperienze e come hanno reagito e, perché no, che letture hanno fatto ( la libraia che c’è in me!), mi fa stare subito meglio. Certo, sarebbe bello se qualcuno dal web venisse a dirci che è il genitore di un bambino ultra sensibile ormai cresciuto e che, si, alla fine, si aggiusta tutto.

Questo blog partecipa al blogstorming

http://genitoricrescono.com/stress-riconoscerlo-gestirlo/

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