Un calendario per il nuovo anno

imageSarà per le immagini che girano in rete di sciarpe, addobbi, ghirlande e centro tavola, tutti eleganti e di una bellezza nordica, ma a Natale la voglia di crafting diventa impellenza!

Se non fosse però che i bambini si sono beccati l’influenza, sono a casa da ben prima della fatidica data della recita natalizia e anche solo avvicinarsi alla cucina per preparare il pranzo diventa un percorso ad ostacoli.

Per quelli che, come me, sentono la voglia dentro, ma sanno già che non metteranno mano ne’ ai ferri, ne’ a colla e rametti di abete, ho trovato in rete dei calendari da scaricare e stampare che potrebbero appagare la nostra voglia di fai da te.

Guardate che belli questi di myscandinavianhome:

http://www.myscandinavianhome.blogspot.se/2013/11/a-present-for-you-from-me.html

O anche questi altri:

http://www.jelenkovich.com/free-downloads/

http://www.designisyay.com/category/freebies/

Dei bei calendari per guardare al nuovo anno con un sorriso insensato sul viso, mentre i nostri bambini sono impegnati nelle loro piccole faccende.

Tanti Auguri per il nuovo anno a tutti voi!

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Un disastroso pranzo di Natale

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Capita che a nessuno delle nonne, delle zie, delle donne che se ne sono sempre occupate insomma, vada di organizzare il Natale. Dicono che cucineranno, ma la casa no, proprio non la mettono a disposizione.

Capita, allora, che una di noi giovani, una cugina, si faccia avanti e organizzi casa, tovaglie, vini, dolci e tavolo dei bambini (a patto che le mamme anziane cucinino).

Capita che questa cugina abbia un bambino avuto dal compagno con cui vive. Capita che i bambini che potrebbero giocare armoniosamente assieme siano quattro, tutti vicini d’età, due maschi e due femmine.

Capita che il bambino padrone di casa non conosce molto bene il Tigre e la Pulcetta perché loro vivono in città e lui in provincia e li avrà visti si e no un paio di volte.

Capita che il bambino padrone di casa cominci a fare il bullo. Capita che cominci a marginalizzare il Tigre che comunque cerca di andargli dietro, malgrado capisca che c’è qualcosa che non va. Capita che questo bambino cerchi di colpire il Tigre. Capita che il bambino padrone di casa faccia il maleducato anche con il papà del Tigre e che la cugina padrona di casa si inalberi. Che, alla fine, guardato a vista e a turno dal papà o dalla mamma del Tigre e della Pulcetta, il bambino padrone di casa si isoli in un’altra stanza e le due femminucce e il Tigre comincino a giocare in tranquillità.

Fine di un disastroso pranzo di Natale.

Voi cosa avreste fatto?

A Natale un libro per i bambini: “Il piccolo creatore”

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In questo periodo, girovagando per la rete e nei vari blog, si incrociano spesso recensioni di libri per bambini a tema natalizio. Questo mi ha anche aiutata dandomi parecchi spunti per dei libri che parlassero dell’argomento, così da affrontarlo col Tigre e la Pulcetta che sono figli di genitori laici.
Capita però che il Tigre, proprio in questo periodo, abbia ripescato fra i suoi libri uno che gli ho regalato almeno un anno e mezzo fa e che gli piaceva già moltissimo: “Il piccolo creatore”, di Annette Swoboda edito da Il Castoro.
Succede spesso (ed è una risorsa per noi madri) che i bambini riapprezzino giochi o libri trascurati o messi da parte da un po’; ma il ritorno di questo libro proprio in questo periodo di feste me lo ha fatto eleggere a libro natalizio da regalare o consigliare.
In realtà il Natale non c’entra per niente, perché il protagonista e’ un simpatico e creativo bambino che dopo aver inventato il suo mondo e rendendosi conto che si annoia un po’, crea tutti gli animali che popolano la terra. E lo fa dal nulla, con progetti, argilla, colori e pennelli.
Le illustrazioni sono davvero molto accurate e colorate. La storia e’ tenerissima ed è una versione laica e originale della creazione. Con una piccola simpatica sorpresa alla fine.
Credo che il Tigre si riveda un po’ nel piccolo creatore con tutta quella passione comune per il disegno, i colori, gli animali e l’argilla (da ultimo ha cominciato proprio un laboratorio pomeridiano di argilla che lo ha attratto parecchio) e lo voglia leggere e rileggere anche un po’ per questo.
Se a Natale vogliamo avvicinarli alla storia della creazione e del “da dove veniamo”, questa mi sembra la maniera più tenera per farlo.

Comunicare per sottrazione

http://genitoricrescono.com/blogstorming/cosa-e-il-blogstorming/

Uno dei dogmi che, da quando sono diventata genitore, si è disintegrato sotto il peso della realtà e’ che i bambini si crescono da soli. Avevo questa idea di famiglia che va avanti motu proprio: i bambini vivono la vita quotidiana con gli adulti e assorbono da loro abitudini, modi di comportarsi, educazione, un po’ tutto insomma, e nel frattempo crescono. In realtà, prima di diventare mamma, questo pensiero mi si era andato incrinando quando ripensavo a mia madre riversa su mio fratello minore, allora adolescente, lui rivolto verso il muro e lei silenziosa che non sapeva che parole trovare. Ecco, una volta diventata mamma, io quelle parole avrei dovuto assolutamente trovarle! Ma forse questa della incomunicabilità era una fase che sarebbe arrivata solo dopo, solo nell’adolescenza. Per tutta l’infanzia, forse, valeva ancora il mio caposaldo. Il Tigre e la Pulcetta mi stanno insegnando tante cose. Prima di tutto, che no, non si cresce da soli. Che si, si assorbe dalla famiglia: se vedi sempre papà nello studio circondato da libri che va consultando fra una frase al computer e l’altra, impari senza volerlo che vuoi studiare tanto anche tu. Se leggere con i grandi e’ un’attività piacevole tanto quanto giocare, naturalmente vai a cercare i libri. Impari pure che se mamma ad un certo punto sbotta e urla esasperata, anche tu urli se non vuoi qualcosa. O se la vuoi. Ecco, con i bambini la comunicazione non è soltanto verbale. E’ anche <strong>un esercizio di sottrazione</strong>. No, non comprerò altri golfini, tute, scarpe fucsia, perché senza rendercene conto, a poco a poco, abbiamo riempito i cassetti della Pulcetta e io non voglio assolutamente passarle questa idea di un mondo femminile e di un mondo maschile, diversi, separati, in contrapposizione. Non porterò un giochino all’uscita del nido, anche se muoio dalla voglia di farli contenti, perché non devono andare a scuola perché “dopo il bastone riceveranno la carota”. Non proporrò loro del cibo per distrarli da un pianto inconsolabile dovuto ad un litigio o ad un capriccio, perché non voglio passar loro l’idea del cibo consolatorio. Quando il Tigre dice o fa cose tipiche di un bambino di sei anni piuttosto che di uno di tre, non gli dico: “Uao! Bravissimo!” E non vado a raccontare in giro in sua presenza di quanto è stato capace, perché non voglio che cerchi sempre la mia o la altrui approvazione. Quando la Pulcetta e’ vestita a festa ed è una piccola bambolina, non le dico che sembra una principessa, perché voglio che apprezzi tutte le sue qualità, prima di tutto quelle intellettuali e non solo la bellezza. Ogni volta che non faccio una di queste cose, ho bisogno, prima, di fermarmi, pensarci. Comunicare per sottrazione e’ un esercizio faticoso. Che ha bisogno di allenamento. Parli, spieghi, aggiungi parole a parole per far capire ad un treenne che non deve stendersi faccia a terra e dito in bocca, apatico, quando c’è qualcosa che non va. Poi lo guardi, vedi il suo visino che cerca di capire tutte quelle frasi e pensi:”Ma che sto facendo?” Anche lasciarlo essere e’ comunicare. Forse il modo migliore.

Questo post partecipa al blogstorming