La scelta della scuola materna: conoscere l’insegnante

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Le preiscrizioni sono già aperte o stanno per aprirsi in tutte le scuole. Le mamme scalpitano. I giochi sono quasi fatti.
Telefonate, scambi di opinioni sui colloqui con le future maestre, riflessioni.
Gruppi di bambini da tenere rigorosamente assieme per i prossimi sette anni.
Una mamma, sapendo che sarei andata a conoscere la maestra tanto ambita, mi chiede di “stilare delle domande per arrivare più preparate al colloquio”!
In effetti, avevo stilato delle domande nel mio ultimo post e così la faccio partecipe. Leggo sul suo viso un’espressione di non troppo dissimulata delusione e un pizzico di scherno (“questa e’ un po’ scema”). Il che mi fa pensare ancora di più che le mie domande sono troppo ingenue per poterle porre all’insegnante di una materna pubblica di una città del sud Italia: prossimavolta svegliati!
Il fatto e’ che la maestra V. e’ parecchio gettonata perché, pare, non solo coinvolge i bambini in tanti progetti, ma fa in maniera tale che, alle primarie, questi bimbi restino poi assieme e per di più con le migliori insegnanti.
Io e Stoik abbiamo innanzitutto scelto la scuola in base alla vicinanza da casa (vince quella della maestra V.).
Poi, visto che all’interno dello stesso plesso funzionano sia delle sezioni comunali che statali, queste ultime un po’ più trascurate, abbiamo optato per le comunali (ancora maestra V.).
Avendo saputo che la maestra V., in genere, e’ scelta da genitori appartenenti ad una certa classe sociale, abbiamo avuto uno scatto verso scelte di pancia, che avrebbero potuto rivelarsi nefaste per i prossimi anni: scuola a dieci chilometri di traffico da casa! Trattenuto l’istinto, siamo andati ad incontrare comunque questa maestra, per vedere un po’ la scuola e conoscere qualcosa dei programmi e dei metodi a cui si ispirano.
In realtà il colloquio con la maestra non è andato poi tanto male, se non altro, meno di quanto io mi aspettassi.
Veniamo accolti da una maestra sulla sessantina, sorridente e ospitale, alla quale è piuttosto semplice porre le prime delle mie domande. Ci risponde con il buon senso che coniuga buona volontà e quello che può offrire un edificio della scuola pubblica del periodo fascista. Ma è dopo aver chiesto dell’inserimento e introdotto il carattere dei nostri due bambini, così legati a noi, curiosi e con un sacro e innato rispetto per l’autorità, che le chiedo timidamente se si ispira a qualche metodo pedagogico. Ed ecco che, con occhi orgogliosi, mi sfodera un “Certo! il nostro modello e’ quello di Reggio“. Sbang, colpita e affondata! Magari sarà solo uno sfoggio, ma per lo meno lo conosce. A quel punto le dico che ai nostri bambini piacciono tanto i libri e lei mi indica, all’interno della classe un espositore con dei libri a disposizione dei piccoli. Il che mi sembra una bella cosa. E poi, avendo capito i tipi e senza che io glielo chieda, ci dice che alcuni progetti pomeridiani sono rivolti al supporto psicologico della genitorialita’. Al mattino e per i bambini, invece, attivano, di anno in anno, laboratori in cui è sempre il bambino protagonista in prima persona: fotografia, teatro, argilla e così via.

Mi arriva voce che chi non sceglie la maestra V. lo fa perché pare sia un po’ rigida e incline a qualche punizione. Alla fine, se il Tigre e la Pulcetta capitassero con lei, penso che sarebbe proprio questo che li conforterebbe: una certa assenza di caos e un certo senso di ordine che serve ai miei figli per sentirsi più sereni.

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