Sovrapposizione di personalità nei quasi gemelli

“Che gionno e’ ozzi?” “Mercoledì, Pulcetta”, ” e s’è cuola?”, “si, Pulcetta”. “Nooo. Non si voglio andare! Nooo!”
A questo punto è già scesa dalla sua sedia per la colazione e il dramma va avanti sul pavimento.
Da qualche mese, al mattino, questa e’ la scena di cui siamo partecipi.
Continua con calci e graffi al genitore a cui tocca vestirla. E con strepiti al momento di mettere il giubbotto.
Inizialmente, volavano frasi quali ” Basta! State troppo con noi! Ormai siete grandi! Bisogna andare a scuola senza piangere!”.
Poi, un pomeriggio, guardando qualche foto sul computer, me ne cade una sotto agli occhi: ad Ottobre, al nido, avevamo chiesto di fare una foto al gruppo della Pulcetta per darla in ricordo ad una bimba che si trasferiva in America. Tutti i bambini di quella foto fanno parte adesso del gruppo del Tigre. Tutti tranne la Pulcetta. Intanto mi arrivano delle altre foto dal nido in cui la Pulcetta e’ attorniata da bimbi che addirittura stanno addosso alle educatrici: il suo nuovo gruppo.
Capisco che, mentre fino a novembre, quando evidentemente questi gruppi non erano stati strutturati, la Pulcetta aveva un certo piacere ad andare a scuola, adesso proprio non ne vuole sentire. Per dirla con parole e sentimenti da adulto, probabilmente si sente separata dalle sue amichette.
Il giorno dopo la tranquillizzo dicendo che avrei detto alle educatrici di farla stare con il suo vecchio gruppo e va a scuola come una che sta subendo, ma senza piangere.
Mi metto al telefono con la psicoterapeuta infantile proprietaria del nido. Mi rigira la frittata da tutte le parti, dicendomi che la Pulcetta e’ più piccola dei compagnetti del suo vecchio gruppo di tre mesi; che al nido non mostra minimamente disagi; che i momenti passati a giocare tutti e due i gruppi assieme sono tanti. E poi tira fuori quella che reputa una buona carta: “Non e’ che lei starebbe più tranquilla se la Pulcetta stesse nello stesso gruppo del Tigre, visto che l’anno prossimo vuole portarli entrambi alla scuola pubblica?” Mi chiede. “No, non ho mai parlato del Tigre. Le sto parlando di un disagio della Pulcetta”.
Questo nido e’ molto costoso ed è frequentato o da persone che si ispirano alla semplicità (pochissime) o da persone “fighe” che cercano il posto d’élite (la maggior parte). Quando lo scelsi lo feci per la semplicità della struttura: muri bianchi, parquet chiaro e mobilucci montessoriani in legno. Ma non sapevo (ahimè!) a cosa andavo incontro.
Accoglie bambini fino ai quattro anni di età, per cui il Tigre, che li compirà a marzo ed è di gran lunga il più grande del suo gruppo, dovrà andare via l’anno prossimo. La Pulcetta che compirà tre anni ad aprile potrebbe restare un altro anno ancora.
Ecco, la psicoterapeuta al di la’ di tutte le teorie psicologiche, vede nella Pulcetta una cliente sicura per l’anno prossimo, in cui sa già che le iscrizioni, a causa della crisi, diminuiranno ancor di più.
Alla fine, butta giù la carta decisiva: “Però quando è con i piccoli, la Pulcetta gioca tranquilla. Quando i due gruppi si incontrano, rientra nella sfera del fratello e gioca come gioca lui. Vogliamo aspettare che sia la Pulcetta a far venir fuori la sua voce e sia lei a chiedere questo bisogno di volere andar con le sue amichette?”
Di fronte a questo una madre assennata che deve fare? Ok, aspettiamo. E’ giusto che la Pulcetta impari a chiedere da se’ le cose. Anche se è una timidona. Anche se deve forzare il suo carattere. Anche se ha solo due anni. E poi la dottoressa ha toccato un tasto sensibile per una madre di quasi gemelli: la sovrapposizione delle personalità. Mai e poi mai vorrei che la mia bambina non tirasse fuori il suo carattere per aver sempre avuto troppo a modello suo fratello. E questa è una possibilità che mi spaventa troppo.
Dopo il sabato e la domenica passati assieme, la Pulcetta è tornata a piangere per non voler andare al nido. I bambini hanno le loro risorse e anche la Pulcetta troverà le sue. Ma perché farle perdere il piacere di vedere il nido come un posto piacevole?

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