Talk to your daughter: Kim Phuc

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Grazie a Claudia del bellissimo blog la casa nella prateria e della sua iniziativa talk to your daughter, oggi scriverò di una donna della quale ho parlato al Tigre e alla Pulcetta in forma di storia-racconto.

Questa donna e’ un’icona del nostro secolo (o meglio, di quello trascorso), ma non nel senso a cui state pensando. Il suo nome e’ Kim Phuc.

Ed ecco come ne ho parlato ai miei due bambini di (quasi) quattro e tre anni:

“Che storia volete che vi racconti oggi?”

“Quella di bella siao” Da quando hanno sentito la canzone “Bella ciao” si sono incuriositi e hanno voluto che raccontassi loro il significato e così mi sono lanciata in una mini storia della seconda guerra mondiale ad uso dei tre-quattrenni.

“Vi ricordate che i tedeschi volevano comandare su tutta l’Italia e che per questo i giovani si sono arrabbiati e si sono nascosti nei boschi e hanno combattuto per cacciarli? ”

“Hm hm” annuiscono con gli occhi sgranati. Non sanno cosa voglio loro raccontare e stranamente sono molto attenti, sarà la fame.

“Una volta anche gli americani volevano comandare in un altro posto che non era l’America. Volevano comandare tutto il Vietnam. Volevano che gli abitanti del Vietnam facessero quello che volevano loro. E così sono andati la’ con i fucili, gli aeroplani, le bombe e sparavano su tutti i villaggi dove c’erano le persone, anche quelle normali, che stavano lavorando, lavando i panni, coltivando…” “Cusinando”

“Certo, Pulcetta, anche cucinando. E non è che questo e’ giusto: ve lo immaginate voi se un giorno mentre che state colorando, o leggendo un libro o giocando, pah, arriva uno che vi butta una bomba vicino casa? Non saltereste in aria dalla paura? Perciò gli americani non stavano facendo una cosa giusta.”

“Le bombe fanno morire?” Il Tigre, ultimamente, utilizza molto la parola morte e il verbo morire. Non so cosa abbia in mente a riguardo, quindi devo andarci piano. ”

“Si, si, Tigrotto, certo le bombe fanno malissimo e possono fare anche morire. Per questo le guerre sono cose brutte. Però in America c’erano anche tante persone buone che non volevano fare la guerra al Vietnam” E qui decido di far venire in mio supporto la musica e you tube e far loro ascoltare we shall overcame, tanto Stoik li ha già abituati al significato delle canzoni (di Bruce Springsteen!).

Guardano il video con le proteste della marcia contro la guerra in Vietnam e ascoltano la voce di Joan Baez. Mi sembra il momento buono per continuare. “Un giorno gli americani monelli buttarono una bomba in un villaggio dove pensavano ci fossero nascosti dei soldati del Vietnam che loro volevano catturare. Invece in quel villaggio c’erano solo persone normali, come noi, mamme, papà e bambini. Quella bomba fece incendiare le case del villaggio che in Vietnam sono costruite con il legno. E, così, molte persone scapparono inseguite dal fuoco.”

Lo so. Li sto scioccando. Ma presto cominceranno a chiedermi conto delle immagini del telegiornale e, raccontata dalla propria mamma, forse, la guerra e’ un po’ più comprensibile.

“Fra quelle persone c’erano anche bimbi che scappavano. Fra quelle c’era una bimba che scappava preoccupata per il fuoco e un fotografo che era li’ la fotografo’ per fare vedere a tutti, in tutto il mondo, che monelli che erano gli americani a fare quella guerra. Per fare vedere a tutti quanto sono brutte le guerre. ”

Decido di non mostrare loro la foto di Kim bambina che scappa perché è una immagine che turba anche me. Ogni volta.

“Quella bimba si chiamava Kim e di cognome Phuc. Kim Phuc.

Kim, poverina, con il fuoco si era proprio bruciata. Allora il fotografo la porto’ in un ospedale dove la curarono per molto, molto tempo. La pelle bruciata, anche se la curi, rimane tutta rugosa. E’ per questo che la mamma vi dice di non giocare con il fuoco. Poi, però, Kim è cresciuta, è diventata grande, ha studiato, ma non si è mai dimenticata della guerra, anche perché c’era la sua pelle tutta rugosa a ricordargliela. Così, quando è diventata grande, ha pensato : io devo aiutare tutti i bambini dei posti dove c’è una guerra. Proprio perché lei sa come e’ brutto restare senza una casa, lontano dalle persone a cui si vuole bene. E allora gira il mondo per parlare alle persone e raccogliere tanti soldini per aiutare i bimbi dei posti dove c’è una guerra e curarli. E, sapete una cosa? Nel frattempo un ragazzo si è innamorato di lei, si sono sposati e hanno avuto delle bambine bellissime. E adesso Kim, non solo e’ diventata una persona importante e che fa del bene, ma è diventata anche una mamma! Guardate.”

E mostro loro la foto di Kim Phuc che abbraccia la sua bambina.

 

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2 pensieri su “Talk to your daughter: Kim Phuc

  1. sono arrivata sul tuo blog gironzolando, per caso… ho letto d’un fiato questo post, la storia che hai raccontato, le parole che hai scelto… ho le lacrime agli occhi e non so perchè… anzi, so perchè… ho un bimbo di 4 anni e una bimba di quasi 6 mesi, e la guerra, il dolore dei bambini mi fa ancora più male ora che guardo loro… ma davvero mi hai fatto venire voglia di raccontare questa storia anche al mio bimbo. grazie!

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    • Sono davvero contenta di averti passato questa emozione! Anche a me il dolore provocato ai bambini, ora che sono madre, fa ancora più male. Anche se quella foto mi ha sempre colpita come un pugno allo stomaco. Nel post non mi dilungo, ma adesso questa donna ha davvero una vita, non solo normale, ma anche esemplare. Grazie per essere passata di qua. ^_^

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