Primavera: cose che arrivano, cose che vanno

Anche la Pasqua e’ andata via. E il compleanno del Tigre, a fine marzo. E quello della Pulcetta, due settimane fa. E anche la festa-merenda con dieci compagnetti e quattordici genitori, organizzata per il sabato pre pasquale in modo da avere con noi il compagnetto preferito del Tigre che sta un week end con la mamma e uno con il papà.

Siamo appena usciti – indenni- anche dal venticinque aprile con relativo ponte.
E Mentre la Pulcetta e’ tutta presa dai suoi abitini e idee di bellezza (“Mamma giochiamo alle sirene di Peter Pan?” “Si, Pulcetta e come si gioca?” ” Che si sta su uno scoglio e ci si pettina” “Aaaah”), il Tigre e’ immerso con il corpo e con la mente nella sua passione per i rettili.

Questa febbre ha la sua origine, credo, un po’ nell’interesse, ormai quasi consumato, per i dinosauri (che come le vecchie fiamme, però, ogni tanto ritornano e allora almeno un po’ di tempo assieme bisogna passarlo). E un po’ nella sua curiosità per il mondo animale in genere.
Senza che il film di Rapunzel lo abbia minimamente interessato, il Tigre e’ invece arrivato all’amore per i camaleonti attraverso delle bustine di quelle che si acquistano in edicola, comprate, per altro, anche un po’ per caso.
Da li’ alla passione smodata per questi piccoli animaletti il passo e’ stato davvero breve e da quel giorno siamo andati alla ricerca di giocattoli che potessero avere qualcosa a che vedere con i camaleonti.
Si da il caso, però, che, pur essendo il mercato delle cose per bambini vastissimo e noi genitori, come ormai tutti abbiamo imparato, dobbiamo essere accortissimi/furbissimi/avvedutissimi (e pur così il negozio di giocattoli, la pubblicità, l’edicola ci frega), no, questi geniacci che confezionano emerite stupidaggini per costruirci un marketing attorno a uso e consumo dei nostri figli e (per quanto riguarda il consumo) dei nostri portafogli, non hanno ancora pensato che i camaleonti possano essere oggetto d’interesse di un quattrenne o su di li’.
E quindi hai voglia, per il povero Tigre a cercare camaleonti giocattolo. Però con quei due che eravamo riusciti a trovare in edicola prima che la collezione sparisse per lasciare spazio subitaneamente a quella degli “scorpioni e animali con le chele” e a quella dei ragni, abbiamo costruito molti biotopi immaginari durante tanti pomeriggi.

Alla fine, io e Stoike abbiamo capito che, per il suo compleanno, nessun giocattolo lo avrebbe reso altrettanto contento di un vero camaleonte. E così adesso abbiamo due simpatici e tranquilli coinquilini (mangiatori di grilli vivi!): Jack e Bisonta. Anzi quattro, perché anche alla Pulcetta dovevamo regalare degli animaletti, no? E così anche Rosi e Sibo, due diamantini, sono diventati dei nostri!

Bisonta

Bisonta

Adesso ci aspetta la primavera, qualche gita al mare o in campagna che è quello che piace di più ai miei bambini. E poi i viaggi, la scuola pubblica e chissà cos’altro: con i bambini non si può mai sapere!

Smalto rosa

Sino ad ora, avevo guardato con sospetto alle mamme che fanno le figlie. Cioè, a quelle mamme che, a quarant’anni passati, cominciano a vestirsi come le figlie preadolescenti. Sarà che ho avuto una madre che, quando arrivavano le mie compagne di classe a casa, intavolava discorsi su chi era il gruppo più figo fra i Duran Duran e gli Spandau Ballett, ma secondo me le madri devono fare le madri. E, soprattutto, non devono impossessarsi della vita della figlia o utilizzarla: per ridiventare giovani, per sembrare più alla moda, per scoprire una seconda giovinezza, per essere l’amica della figlia. Ora però, queste povere mamme mi stanno cominciando ad apparire sotto una luce diversa: quella delle vittime messe all’angolo. In questi giorni la Pulcetta mi sottopone a improvvise domande trabocchetto sul mio aspetto esteriore. Oggi, andandola a prendere al nido, mi scosta il giubbotto e, infilandoci la testa dentro, mi chiede:” Tu cosa hai sotto?” (Neanche a dirlo, niente vestitini alla Carrie, solo un paio di jeans, sneakers e maglioncino). L’altra mattina, guardandomi le unghie:”Pelche’ tu non te lo metti lo smalto losa?” A questo punto ho deciso di fare un auto training motivazionale per migliorarmi  e sottrarmi alle sue critiche. Oggi manicure. E domani, prima parrucchiere e poi rinnovo del guardaroba. Nella sua testa di treenne, mi sta paragonando a queste mamme tutte trucco, tacchi e unghie? Di più. Lei: “Mamma, io sono bellissima!” Io, speranzosa: ” Ah, si amore? E da chi hai preso?” Lei: “Da ME, mamma”. Laprossimavoltamamma.wordpress.com

La bellezza di rimanere se stessi come a tre anni

Da qualche tempo a questa parte, la Pulcetta indossa soltanto abitini. Questi devono avere una o, ancor meglio, due caratteristiche: essere rosa o “fuxial” e poter fare la ruota. Ciò significa che debbano poterle consentire di volteggiare come una derviscia  ubriaca fino allo sfinimento.

Confesso che, non essendo lei particolarmente entusiasta di andare a scuola, io, madre perfida, utilizzo questo suo vezzo come stratagemma per andarci a preparare: “Andiamo a scegliere un bel vestitino dall’armadio?” E così, la scelta dell’abito, e’ diventata un rito mattutino.

I suddetti abitini, inoltre, vanno indossati ossessivamente per due o tre giorni, a sprezzo delle macchie di  pasto vegetariano dispensato al nido. In più, malgrado la Pulcetta stia apprendendo a scuola il concetto di primavera e di stagione, i vestiti che indossa, evidentemente non sono soggetti alle regole della stagionalità e, così, la si può vedere indossare un giorno un bel prendisole estivo che la sua sempre più perfida madre ha un po’ rovinato con un bel lupetto e una calzamaglia sotto. O anche un abitino rosa con le maniche corte e un paio di collant blu, che anche gli accoppiamenti sono roba sua.

Ora devo dire che le prime volte litigavamo da matti. Anche perché l’atteggiamento non cambia a seconda se si sta per andare a scuola,  dai nonni, a una festicciola fra bambini o al parco.  E, da brava adulta, mi vergognavo un po’ di far andare mia figlia in giro con degli accoppiamenti che neanche ad un rave su una spiaggia di Goa. Poi ho smesso perché ho capito che per lei era davvero importante.

Stamattina, di fronte all’armadio e al dilemma su quale vestito indossare, vedo una camicina che a me piace moltissimo e che non ha mai indossato. Così le dico: “Però dovresti mettere questa camicia, Pulci, non l’hai mai messa.” “No, non me la metto perché ce l’ha Lulli e io non voglio essere come…” “Adesso mi dice: come Lulli” penso io. E invece no:”…come nessuno!” Mi allontano per raccontare a Stoike quello che ha appena detto la nostra treenne. Tornando la trovo che gioca col cuscino e mi rincara la dose:”Io voglio essere come me!”, mi dice decisa.

Ecco: quando è che perdiamo questa voglia di essere noi stessi? Quando ci dimentichiamo che la bellezza e’ dentro di noi? Che siamo unici? Che non ci sono canoni estetici a cui aderire, modelli a cui somigliare?

image

Questo post partecipa al blogstorming