Gioco e indipendenza nei bambini di tre e quattro anni

Fra qualche giorno ricomincia la scuola e il Tigre inizia una nuova sfida: l’ingresso alla materna pubblica. L’ambiente, l’insegnante e parte dei compagni, tutti nuovi, daranno a lui e alla sua personalità un bel filo da torcere. I primi giorni vorrà scomparire, lui che evita anche il vicino di casa che gli chiede come va.

Nel frattempo avevamo ritenuto di dover lasciare la Pulcetta nel vecchio nido, visto che nello stesso asilo del fratello era cinquantaduesima in lista d’attesa (e i posti vacanti solo trentatré: anche se avessero rinunciato tutti, compreso il fratello, non sarebbe entrata ugualmente!).

Poi ieri mattina, un po’ a sorpresa, mi hanno chiamata da un altro asilo comunale dicendomi che lí l’avevano accettata.

Per Stoike non ci sono dubbi: malgrado le due scuole siano ad almeno un chilometro di distanza l’una dall’altra, di certo non proprio vicino casa (né l’una né l’altra), malgrado non abbia mai sentito dire ad altri genitori di figli che frequentando la stessa fascia scolastica vadano in due scuole diverse, malgrado tutto questo, lui è convinto.

“La Pulcetta è pronta”. Beh, si certo lo so che la Pulcetta, sorniona sorniona, è quella che fra i due fratelli ci da meno pensieri.

Questa storia della scuola io e Stoike non riusciamo ad affrontarla serenamente e, in più, si porta dietro tante discussioni più generali sull’educazione dei nostri figli, che diventano argomenti ad orologeria.

Lui sostiene da sempre che il Tigre e la Pulcetta debbano giocare da soli, al limite sorvegliati da noi.
Mentre la Pulcetta si è sempre aggregata ai giochi fatti col Tigre, salvo estraniarsi qualora il gioco si facesse poco interessante per lei, il fratello ha sempre richiesto la presenza di un adulto con il quale inventare mondi fantastici di draghi, velieri, streghe, viaggi, animali e ghiacci. Bellissimo, se non fosse che un adulto, dopo mezz’ora di questi giochi, si sente spompato ed estraniato.
Inoltre il Tigre è un vulcano di interessi che richiedono sempre il feedback di un adulto: di conseguenza mi sono ritrovata spesso al mattino a pensare a quale meravigliosa attività organizzare il pomeriggio. Per fortuna sia a lui che a me piacciono le attività creative e la lettura, ma queste vengono in soccorso solo per una parte di un lungo pomeriggio invernale.

Questa estate è stata la prima durante la quale il Tigre mi ha visto con un mio libro fra le mani. Ma è stata anche l’estate durante la quale i due tipetti hanno passato il novanta per cento del loro tempo assieme litigando.

Io al contempo mi sto tirando sempre più indietro e il Tigre si va isolando con un gioco fra le mani inventando da solo qualche storia. Ma dura poco.

Forse devono solo crescere. Forse ci sono bambini di tre e quattro anni che non cercano proprio i loro genitori per giocare. Forse, a poco a poco, anche la Pulcetta e, soprattutto, il Tigre troveranno i loro spazi e un equilibrio.

Forse potrò ricominciare a riappropriarmi dei miei pensieri adulti.

 

photo Credits: abundant mama

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4 pensieri su “Gioco e indipendenza nei bambini di tre e quattro anni

  1. Per sopravvivenza io al mio piccolo spazio non ho mai rinunciato, ma sono anche fortunata perchè i miei bimbi hanno da sempre giocato molto bene insieme e da soli…ora che hanno 8 e 6 a volte mi sembrano finti…mi sembra di non averli…giocano fitti fitti con costruzioni tra castelli e astronavi per ore…pomeriggi interi in cui a volte mi sento un ospite indesiderata!! No scherzo, ma penso che vadano educati anche nel gioco autonomo, perchè li rende più liberi…e rende genitori migliori anche noi, perchè in quella mezz’ora di coinvolgimento riusciremo ad essere sicuramente più rilassati e fantasiosi…rispetto a pomeriggi interi passati a giocare con loro. Invece trovo molto bella la lettura condivisa e il fatto che un genitore si impegni nell’organizzare pomeriggi creativi per se e i propri bimbi, perchè continuare a giocare, inventare e colorare ci rende adulti migliori!

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