Stanchezze di madre, Stanchezze di donna

imageA volte capita che una madre e’ stanca. A volte capita che una madre si senta inadeguata. Che non ha quasi più voglia di stare con i suoi bambini. Che mentalmente si scopre a pensare di volere sfuggire ogni momento assieme. Pensa che il suo bambino meraviglioso, che ha tanto voluto e aspettato, quel bimbetto eccezionale e straordinario, e’ un bambino complicato da gestire. E poi ci sono le gelosie che si sono insinuate fra loro due quando è nata la sorellina e allora lui è diventato, non più il bambino allegro che stava con lei in quel primo anno, ma un bimbo con tante richieste. Alcune pesanti da sopportare. A volte pensa che forse è un bambino capriccioso. Poi lo guarda e pensa che è solo un bimbetto, solo questo. E allora sottostà a tutte le regole del loro equilibrio. E di nuovo si insinuano i sensi di colpa: nei confronti di quel piccoletto così “smart”; nei confronti della piccolina, che è sempre meno esigente, tranne quando si sente non rispettata e allora anche lei non ce la fa più e scoppia. E allora guai a chi è li davanti a lei!

A volte capita di appiccicare etichette: lui è così e lei in quest’altro modo.
Poi. Poi si scopre uno spazio proprio. Uno piccolo. Che lascia pensare ad altro. A se stessi. Forse, solo a pensare.
Per una madre che non ha lavoro non c’è uno schermo fra la propria vita fuori e quella in casa. Uno schermo attraverso cui guardare le cose dei figli.

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Whatsapp per le mamme della scuola

“Martedì e venerdì giorni della frutta”, aveva detto la maestra alla prima riunione.

Lunedì sera, ore ventitré, fischiettio e messaggio: “Ma il martedì della frutta comincia da domani?”
Martedì mattina ore sette e trenta, fischiettio e messaggio: “oggi frutta?”, fischiettio e messaggio:”Si”.
Fischiettio e messaggio: “Mia figlia mela”, fischiettio e messaggio: “la mia pera”, “il mio banana”, “Riccardo pesca”, “Vittoria kiwi”, “Lorenzo uva”

Me ne avevano parlato ed ero molto curiosa. Poi, ancor prima del primo giorno di scuola, alla prima riunione con la maestra, la futura rappresentante di classe mi inserisce nella chat.

Pensavo fosse un aiuto pratico per le mamme. “Qualcuno sa dirmi dove si trova l’astuccio da trentasei colori che ha chiesto la maestra?”. E invece no. Invece è spesso un insulso gorgo di parole.

Un non luogo dove l’adulto diventa lo studente di materna che in realtà in quel momento è suo figlio. Un’irresistibile attrazione a curiosare inutili ciance.