Mindfulness e gioco con i bambini

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E con senso di marcia contrario a quanto scrivevo nella mia presentazione, mi rendo conto adesso che non ha senso pensare a che madre sarei potuta essere se i bambini che mi sono ritrovata come figli avessero avuto un carattere diverso: meno oppositivo, meno anticonvenzionale, più bambino e meno cosciente.

Forse avrei potuto portarli con me ovunque, anche dal parrucchiere, avrei potuto iscriverli ai corsi più improbabili e ritrovarmi con tanto tempo libero. Li avrei fatti socializzare moltissimo e li avrei portati ogni giorno al parco o al mare fino al tramonto.

Ma loro amano la loro casa, i loro giochi. Amano litigare fra di loro e, più di tutto, amano giocare con me.

Quando mai tornerà questo tempo? Quando mai saranno così piccoli? Per quanto tempo ancora la Pulcetta mi chiederà di giocare alle amiche o agli esploratori che trovano un draghetto?

Magari avrei mille cose da fare in casa o vorrei essere a leggere un libro, un quotidiano, o a comperare qualcosa di necessario per loro, ma quando si sta con i bambini conviene farlo con il cuore e con la testa, vivendo il momento assieme a loro.

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Ali per volare

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La scorsa notte la Pulcetta, a letto, mentre stava per addormentarsi, mi ha chiesto:”Mi abbracci?” E poi: “Più folte, mamma.” L’ho abbracciata fortissimo.

Prima di cena c’era stata una scenata, cominciata quando, dopo il bagno, non voleva asciugare i suoi capelli lunghi.

Presto ne ho avuto abbastanza del suo prendermi in giro andando a giocherellare in giro, per poi tornare e riscomparire dopo due secondi e le ho urlato che sarei andata in un’altra stanza.
Mi è venuta dietro piagnucolando: “Voglio mamma”.
E allora mi sono sciolta. Abbiamo tubato e le ho chiesto di vestirsi, che nel frattempo era rimasta nuda. E lei ha cominciato a piangere e a togliersi i vestiti che le avevo appena messo. E questo tira e molla, fra parole dolci e pianti e capricci, è durato per un po’.

Così io e Stoike abbiamo deciso di lasciarla un pó tranquilla e abbiamo messo il DVD di Planes.
E lì giù con pianti a più non posso perché voleva scegliere lei il film da vedere.

A quel punto è salita su una sedia che aveva opportunamente trascinato davanti la tv e vi si è piazzata davanti, fino a non far vedere più niente a nessuno.

Ho spento la tv, ho preso in braccio la Pulcetta e le ho detto arrabbiatissima, che l’avrei messa a letto. Ma Stoike è intervenuto dicendo che dobbiamo restare calmi.
Il Tigre, allora, ha proposto di raccontare una fiaba alla sorella per calmarla e la Pulcetta ha cominciato a insultarlo malamente. Stoike, a questo punto, è esploso.

Stoike è una di quelle persone che emanano rispetto. Non si arrabbia spesso, non ne ha bisogno. Con i bambini mi aspettavo un padre tutto d’un pezzo, di quelli che solo al vederli, se hai combinato qualcosa, ti vai a nascondere. E invece no, con loro è diverso, più morbido.
Ma questa volta era proprio arrabbiato.

Ha portato Pulcetta in camera intimandole di starsene li e lei lo ha seguito piangendo, mentre lui le ripeteva che non doveva piangere e che doveva starsene in quella stanza finché non si era calmata.

Siamo tornati ancora una volta tutti in cucina, abbiamo rimesso il video e la Pulcetta si è quietata, poi ha chiesto di voler vedere un altro film. Stoike le ha detto, calmo, che avrebbe potuto vederlo non appena il Tigre avrebbe visto le sue scene preferite di Planes.

Intanto sono andata da lei, l’ho abbracciata, l’ho fatta cenare, mentre Stoike ha messo il film che lei ha scelto e, dopo un po’, siamo andati a nanna.

Prima di spegnere la luce, le ho chiesto se ha capito il motivo per cui io e suo padre ci siamo arrabbiati con lei. Non mi ha risposto ma mi ha chiesto di leggere un libro, che le ho concesso.
Dopo La lettura, le ho chiesto se si è arrabbiata per il fatto che, nel pomeriggio, avevo passato molto tempo con il Tigre a costruire un aeroplano di cartone.
Lei mi ha risposto: “Al mio scatolone non hai fatto neanche le ali”

Foto da: smallfryblog.com