il diritto delle mamme a sentirsi arrabbiate

 

image

Noi mamme siamo, fra gli esseri viventi, quelli che si fanno più sensi di colpa.
Le mamme non si possono incavolare.
Apparire arrabbiate per poi, subito dopo, conciliare. Con voce dolce risolvere.
È così che ci vuole la società: pensate alla mamma di Peppa Pig. O a Elly dell’era glaciale quando, pur con lo sconvolgimento della crosta terrestre che incombe, parla con calma alla figlia alle prese con problemi adolescenziali.
Noi donne dobbiamo essere così.
Ebbene no. Io oggi sono incavolata.
Sono arrabbiata per come li sto crescendo, per questo mio guardare sempre al “fantasma sulla culla”: questo pensare continuamente che se non li capisco non sarò per loro una brava madre.
Così facendo do loro in mano le redini del comando e strumenti ricattatori a non finire.
Loro sono bambini e dovrebbero, in realtà, essere trattati come tali.
E, invece, io mi sfianco a dar loro spiegazioni, a darle a me stessa, a cercare delle linee guida.
Le uniche linee guida che un genitore dovrebbe seguire sono:
Non posso cercare sempre il maggior comfort per lui/lei perché prima o poi ci sarà una situazione che non dipenderà da me e lui/lei scoprirà – troppo tardi! – la frustrazione.
Io sono il genitore (l’adulto) e ho una mia sfera d’azione: una mia vita, una mia personalità, dei miei interessi che vanno rispettati tanto quanto quelli del/i bambino/i.

Perdere di vista questi due concetti, per un genitore che non lavora e che è facilmente assorbibile nella vita dei propri figli, non è semplice.
Ma ogni tanto bisogna rivendicare il diritto ad arrabbiarsi.

Ero già arrivata ad una risposta, quando mi sono imbattuta in questo post:

“ è appunto perché amiamo tanto i nostri figli che siamo così vulnerabili: quanto più intenso è il nostro amore, tanto più è facile sentirci feriti e perdere l’equilibrio emotivo da cui dipende la capacità di mantenersi pazienti e comprensivi.
“Fossimo più indifferenti nei confronti dei nostri figli, essi non avrebbero il potere di farci perdere il controllo di noi stessi” (Bruno Bettleheim)

Ed ecco la mia risposta: li amiamo troppo e più li amiamo, più ci sentiamo coinvolti e più ci arrabbiamo.
Ecco, noi mamme moderne dovremmo raggiungere un certo grado di sano, adulto, razionale e naturale distacco che sembriamo aver perso nello spazio fra le ultime generazioni.
Cosa è accaduto nel giro di una, due generazioni tanto da farci ricoprire dai sensi di colpa e camuffarci da mamme perfette così come società vuole?
Cosa è cambiato fra noi e le nostre mamme o nonne tanto da farci diventare così bambino centriche? Il numero di figli? La fiducia che potevano riporre loro (le nostre madri e nonne) negli aiuti di, a loro volta, mamme e nonne e che dava loro la possibilità di raggiungere il dovuto distacco dalla prole? Il lavoro che ci (per quanto mi riguarda “vi”) assorbe? La nostra infanzia di schifo passata a casa con una madre immersa nelle faccende domestiche e noi a chiedere “che faccio?” E a girarci i pollici? …Quest’ultima, lo ammetto, è volutamente provocatoria!!

copyright immagine: Gary Taxali

Annunci

Liebster Award

image

Ho ricevuto il testimone per questo premio da Momfrancesca che ringrazio molto.

Le regole per partecipare sono le seguenti:

Ringraziare il blog che ti ha nominato.
Rispondere alle 10 domande.
Nominare altri 10 blog con meno di 200 follower.
Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Ed ecco le mie risposte:

Perché hai aperto un blog?
Perché ho sempre scritto. Perché per me la scrittura è catartica. E perché ho cercato un confronto con persone, che al momento non conoscevo nel mio mondo reale, ma che sapevo dovevano esserci da qualche parte.

Ci parli un po’ delle tue passioni?
Prima di tutto i libri. Infatti sono una ex libraia che ha perso il suo lavoro qualche anno prima di diventare mamma (la libreria indipendente per la quale lavoravo ha tristemente chiuso).

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?
I commenti sono il segnale che quello che hai scritto è di interesse per qualcuno e con commentatori affezionati, che spesso -ma non necessariamente- sono altre bloggers, possono nascere utili interazioni. Io ultimamente ho scritto proprio in un commento in un altro blog che questi circoli di donne che si creano sono dei ginecei virtuali, luoghi cioè in cui ci si incontra e confronta.

Di cosa parli nel blog?
Di tutto quello che mi accade nella vita quotidiana da quando sono mamma. Spesso si tratta di riflessioni sbalordite a riguardo di un mondo, quello della maternità in senso lato, che da non mamma sconoscevo.

Hai creato un rapporto di amicizia con altre blogger? Vi siete mai conosciute personalmente?
Mi sento molto vicina ad altre blogger, ma parlare di un rapporto di amicizia mi sembra eccessivo. Non ho mai conosciuto personalmente nessuna perché non ho mai partecipato ad uno di quei raduni della blogosfera tipo il mamma che blog. Mi piacerebbe tanto avere una esperienza del genere, molto utile per chi vuole crescere anche grazie al confronto.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?
Spero che fra due anni il mio blog abbia superato i duecento iscritti!

La cosa che sai fare meglio?
Leggere storie. Amare i miei figli. I dolci. Pensare troppo.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Sempre troppo poco. Anche se so che il segreto di un blog seguito e “di successo” sta proprio nella costanza della blogger nella scrittura dei post.

Come nascono i tuoi post?
Spesso nascono quando sono arrabbiata o indignata o, al contrario, divertita.

Un saluto a chi legge?
Grazie per essere passato di qua.

Le mie nomine (anche se non so se questi blog hanno, o meno, più di duecento followers):

Ascoltamicongliocchi

Zuccherando

Strettalafoglia

Vitadimamma

Personalefemminile

L’asciasull’uscio

Shaulalala

Unamammagreen

Materfamilias

 

Il loro papà e mio padre

Quando ascolto il loro papà giocare agli indiani, pur sapendo che, nell’altra stanza, lo aspetta una montagna di lavoro che gli farà tirare ancora una volta tardi la notte, penso a mio padre. Nei diciotto anni scarsi in cui abbiamo vissuto sotto lo stesso tetto, non ha mai giocato con me o con i miei fratelli. Che cosa buffa: prima non ci avevo mai pensato!

Quando vedo il loro papà che amoreggia con loro, sento sciogliermi di tenerezza e orgoglio per quello che io non ho avuto e che loro hanno.
Quando vedo il loro papà che li sgrida, autorevole e, dopo un po’, accomodante lo ammiro e lo rispetto perché mio padre non ci ha mai sgridati, neanche una volta: lasciava che fosse nostra madre a farlo. A lui non importava.

Quando vedo il loro papà, mio marito, che esce da scuola con uno di loro per la manina, per me è una gioia, perché ricorderanno che, quando poteva, il loro papà andava a prenderli a scuola.
Quando ascolto i loro viaggi fantastici, che poi sono delle lezioni di geografia camuffate, so che c’è un uomo che sta cercando di trasmettere le sue passioni ai propri figli.

Quando la sera si stende accanto a loro, so che c’è un papà che li veglia. Non soltanto la notte.

Quando il loro papà dice di voler passare il natale e il capodanno anche soltanto con la sua famiglia, perché tutta lì è la sua festa, penso ai natali senza mio padre. O ai capodanni in cui la famiglia lo prendeva in giro per fare allegria e tutti gli uomini lo alzavano in aria per esultanza, ballando e cantando che non avrebbe avuto più debiti per l’anno che entrava, fra coriandoli di vecchie cambiali stracciate.

Quando vedo il loro papà ridere e strappare baci e carezze e solletico, rido anch’io di una gioia intima.
E il cuore mi si riempie di nostalgia per qualcosa che so che esiste, ma che non ho mai provato.

Questo post partecipa al tema del mese di instamamme 

Cristalli di sale colorati

image

Era da un po’ che non tenevo il Tigre impegnato (beh, forse impegnato è una parola grossa!) con un “esperimento”.

Dovendo escogitarne uno in fretta ho fatto ricorso alla rete e ne ho trovato uno qui.

È davvero semplice, ma stupisce comunque un quasi cinquenne e facilita la mamma nella ricerca degli “ingredienti” , che infatti sono solo due:

  • sale grosso
  • coloranti alimentari

Abbiamo messo un pugnetto di sale in un sacchetto da freezer, abbiamo aggiunto qualche goccia di colorante alimentare dei nostri colori preferiti, abbiamo shakerato e voilà: il gioco è fatto!

E poi ci si può fare un mosaico, come abbiamo fatto noi

image

imageOppure si possono mettere a strati in un barattolo di vetro per un effetto arcobaleno o, ancora, utilizzarli in un terrario per mini dinosauri.

Da noi stanno ancora li nei loro contenitori e, ogni tanto, ci giochiamo al venditore di pietre preziose!