A Montecitorio con i bambini della materna

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La maestra della materna del Tigre, che ha sessant’anni, una passione per il suo lavoro che non so quando le è nata, ma so per certo che non le è ancora finita e la voce roca di anni passati a parlare ai bambini, un mese fa ci ha prospettato l’idea di portare i bambini a visitare Montecitorio.

Partire dalla Sicilia per andare a Roma e tornare in giornata, anche se per un’occasione così unica, ad alcuni genitori è sembrato esagerato.
E così, venerdì scorso, noi e altre sei famiglie, ci siamo svegliate alle quattro del mattino per prendere un aeroplano per Roma: destinazione Montecitorio.
La visita alla camera è durata poco più di un’ora e qualcuno degli ambienti che avremmo dovuto visitare era occupato da qualche evento. Anche l’emiciclo era pressoché deserto essendo venerdì, giorno in cui i deputati… tornano a casa.
Malgrado questo, entrare in un posto così importante per la nostra coscienza e per la nostra Storia è stato emozionante.
I bambini, nonostante la loro età, hanno ascoltato in silenzio quello che il messo della Camera ci spiegava. E quando ci siamo seduti sui sedili, durante un’interrogazione Parlamentare, loro hanno assistito in religioso silenzio (fra l’altro alla Camera c’è tutta un’etichetta da rispettare che certamente non è fatta per bambini di quattro e cinque anni e, in effetti, in genere non sono ammessi bambini così piccoli)
Prima e dopo la visita siamo andati in giro per piazza Montecitorio e i bambini, taccuino alla mano, hanno disegnato quello che vedevano.
Il Tigre ha disegnato il palazzo, qualcun altro un particolare: una bandiera, un lampione; la Pulcetta le stelle che stanno sul selciato davanti all’ingresso principale della Camera dei deputati.
Nel pomeriggio siamo andati in giro per Roma e malgrado l’alzataccia e la stanchezza hanno continuato a guardarsi intorno, gironzolare e giocare contenti come se si fossero appena svegliati da un riposino.
Tutta questa energia ha influito anche su di noi genitori tanto che, nonostante la brutta sorpresa di un volo serale con un grosso ritardo, vedendoli ridere, giocare e inseguirsi ancora alle dieci e mezzo di sera a Fiumicino, non abbiamo brontolato neanche una volta.
La maestra ci aveva detto di non preoccuparci di loro, del fatto che potessero stancarsi a camminare, potessero far capricci, ma piuttosto di pensare alle nostre energie.
Era una scommessa: credo l’abbiano vinta lei e i suoi piccoli alunni.
Non so cosa o quanto ricorderanno di questa giornata, ma sono sicura che la ricorderanno.

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