Creature solitarie

L’erba cresce. Io resto qui, dietro ai vetri, a guardarla. Anche l’incolto ha la sua bellezza.

Sono sempre stata pigra, ma si può essere pigri quando si è genitori? Si può essere pigri, al giorno d’oggi?

Che modello è la pigrizia per un quasi seienne alla perenne rincorsa del tempo per giocare fra compiti e Karate e banchi di scuola e tante cose belle da poter fare, fosse anche solo stare sul divano a guardare qualche cartone in più?

Che modello è stare a farsi le coccole a letto ogni mattino, prima di andare all’asilo, per una quasi cinquenne che dice di avere “un piano bellissimo per la prossima domenica: stare tutto il tempo a casa assieme”?

Li avrei voluti liberi e selvaggi. La loro testa lo è, il loro corpo non può.  

Tutte si muovono fra principesse e winx. Tutte tranne la Pulcetta, che è cappuccetto rosso con il suo codice d’onore in un mondo di piccole lupacchiotte, capaci di dire:”tu non giochi: siamo già troppe! Le winx sono cinque!” (O sei? Boh!)

Lo stesso codice d’onore del Tigre. Il codice d’onore di creature del bosco: il rispetto e la lealtà, prima di tutto. 

Il codice d’onore di creature solitarie. 

Arrivederci mio piccolo giardino

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Un blog e’ come un giardino: quando non ti occupi di lui per qualche tempo, l’erba comincia a crescere disordinata. E così è lo stesso per i tuoi pensieri, le parole che vorresti mettere giù e condividere e che restano inespresse nel limbo della tua volontà. Magari perché la quotidianità, con le sue tante cose, ti risucchia.
L’anno prossimo cercherò di restare qualche tempo in più fra l’erba e le pianticelle del mio giardino.

Tanti auguri a tutti voi che avete aperto il piccolo cancello del mio recinto giusto per dare una sbirciata.

Sarete sempre i benvenuti.

Auguri di un sereno anno nuovo.

Grow strong, baby

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Come ti ho educato male se, a cinque anni, ti attendi che i tuoi coetanei ti dicano “grazie” quando fai loro un favore.

Come ti ho educato male, figlio mio, se pensi di non dover andare alle feste dei compagni che non ti rispettano.

Come ti ho educato male se pensi che quello che consideri il tuo migliore amico non debba rivolgerti insulti.

Come ti ho educato male se a cinque anni sei così duro e puro.

Come ti ho educato male, figlio mio, lasciandomi guidare dalle mie inclinazioni e dalla mia anima.

 

Photo credits: kidsdinge.com on Instagram

Ma dove è finita la buona scuola?

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Ma dove è finita la buona scuola? Magari, come le belle fate della storia di Rodari, è andata via perché in questo mondo si sentiva inutile e non serviva più a nessuno.

Il Tigre ha cominciato la primaria da quasi un mese e torna a casa elettrico come una torpedine perché, a dispetto del daily mile della scuola Scozzese che ha fatto notizia in questi giorni, lui e i suoi compagni possono alzarsi solo per: “rialzare la sedia nel caso in cui il peso dello zaino la faccia cadere, svuotare il temperino con serbatoio, prendere la merenda e posare la tovaglietta.”
E abbiamo saputo che faranno l’ora di educazione motoria in classe!

Nel frattempo, Laprossimavoltamamma sarebbe stata individuata dagli altri genitori come rappresentante di classe.

E così, oltre a provare a gestire un gruppo whatsapp che, come esperienza, le ha fatto pensare ad un numero di tip tap su un palco pieno di uova fresche, prossimavolta non si è aggirata soltanto nel fatidico cortile (luogo dove si comminano i più loschi intrallazzi fra mamme, pari, come giro di accordi segreti, solo al più noto Transatlantico del parlamento), ma ha avuto accesso anche all’interno delle mura dell’edificio scolastico.

Ed era meglio che ne fosse rimasta fuori!

E mentre la dirigente, appena insediatasi, la investe con l’idea della bellissima mostra d’arte che vuole organizzare per Natale e che riuscirà a coinvolgere anche la presenza di un politico ( “ma cosa vuoi che gliene importi ai bambini di sei anni del politico?”) Prossimavolta pensa a quello che le vuole dire, compulsata dalle mamme, a riguardo del caos che si crea all’entrata quando c’è il maltempo.
E poi ripensa a quello che ha visto là fuori, mentre aspettava che la dirigente le desse udienza; di come è stato arrogante quel bidello (:”sti genitori sanno sempre tutto!” e: “guardi che prima di lei, devo parlare io con la dirigente!” Le ha detto quel bidello, prima di essere redarguito dalla segretaria:”Pasquale, torna a lavorare piuttosto di leggere il giornale!”).
E così il bidello Pasquale è passato davanti a lei che sedeva sulla panca e lei ha potuto vedere che, avvolta nel giornale, teneva una lattina di birra di una nota marca italiana.

Un bidello con una lattina di birra alle dieci del mattino.

Quando prossimavolta lo ha detto alla dirigente, questa le ha risposto che i distributori all’interno della scuola non erogano alcolici.

A quel punto prossimavolta voleva prendere il Tigre, la Pulcetta, magari anche Stoike e raggiungere le belle fate e la buona scuola in quel paese esotico dove stanno aspettando che tornino tempi migliori!

Perché andare in Scozia con i bambini

Ed eccoci tornati sul blog e dal nostro viaggio estivo. Quest’anno siamo stati in Scozia.

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Una meta che consiglio a chi viaggia con bambini perché:
1) Non è troppo lontana, ma è dotata di fascino.
2) I paesaggi scozzesi restano nell’anima.
3) E’ varia: si va dalla visita delle città a quelle dei castelli, dal whale watching alla passeggiata in campagna o, per i più esperti, in montagna. Da un pic-nic sotto un castello ad uno spuntino in riva ad un lago.
4) perché avvicina di un pochino noi genitori ai viaggi che facevamo un tempo!

Ed ora il nostro racconto di viaggio:

Innanzitutto c’è da dire che la nuova edizione della guida che ci avrebbe permesso di avere un’idea dei posti da visitare è uscita solo a fine maggio. E cosi, io e Stoike, che fra l’altro l’abbiamo “studiata” solo nei ritagli di tempo, abbiamo pensato un itinerario e prenotato gli alberghi solo a giugno e luglio. E vi assicuro che non è stato un lavoro semplice.

Infatti a Edimburgo in Agosto è tutto un fiorire di festival (si va dal Fringe Festival al festival internazionale del libro, passando per il festival della parata militare in uniforme e cornamusa). E poi perché la Scozia è ancora un paese genuino e anche un po’ selvaggio, se vogliamo: in molte parti, esiste una località più famosa in cui si possono trovare alberghetti, ristoranti e supermarket; e poi una serie di paesini in cui la comunità clericale fa da perno alla vita del posto (spesso una serie di case e qualche chiesa) e gestisce addirittura l’unico locale in cui si può mangiare o bere qualcosa.

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Quando da casa cercavamo una stanza familiare (cioè per quattro persone) e avevamo serie difficoltà perché tutto risultava pieno, ci veniva di pensare che forse avremmo trovato orde di turisti.

Invece a parte ad Edimburgo e a qualche altra città, per il resto la sensazione non era quella di un turismo di massa (fatta eccezione ovviamente per le visite nei castelli o nei luoghi di interesse più famosi).

Il nostro viaggio è durato quindici giorni e, dopo il primo giorno a Edimburgo, abbiamo affittato una macchina, con la quale abbiamo raggiunto Fortwilliam.
Qui abbiamo fatto una piccola passeggiata (ma il posto avrebbe meritato più tempo) al Glen Nevis, una delle vette più alte del luogo.

Per il giorno dopo avevamo già prenotato da casa i biglietti per il Jacobite, un antico treno a vapore che attraversa anche un ponte ad archi famoso per gli amanti della saga di Harry Potter: il Glenfinnan viaduct.

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Il tempo, in questo caso, non ci ha molto aiutato, ma, perlomeno, ci trovavamo al calduccio all’interno della nostra carrozza.

Dopo Fortwilliam, altra lunga tappa di strada con guida a sinistra per arrivare a Portree, sull’isola di Skye. Un’isola dai paesaggi fantastici, spesso spazzata dal vento.
Il primo giorno abbiamo visitato i Fairy Glen: uno scenario insolito con delle collinette piramidali dove i bambini si sono divertiti a fare su e giù inseguendo qualche pecora.
Continuando il nostro giro in macchina per Skye siamo passati anche a Staffin dove sono state ritrovate delle impronte fossili di dinosauro, i cui calchi originali, in verità, stanno a Glasgow. Ma vale la pena fermarsi a guardare le scogliere a strapiombo sul mare.

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Il secondo giorno siamo andati alla ricerca della Coral beach, una spiaggia il cui candore è dovuto alla frammentazione di gusci di conchiglie e coralli che la compongono.
Un posto davvero bellissimo, in cui un morbido mantello erboso lambisce la spiaggia dove i bambini si sono impegnati in una lunga caccia al frammento più bello.

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Nel pomeriggio abbiamo visitato Dunvegan Castle e, soprattutto, la colonia di foche che vive nei suoi pressi.

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Dopo Skye abbiamo raggiunto un’altra isola: la selvaggia Mull. E, nella baia di Tobermory, ci siamo imbarcati per il whale watching. Purtroppo non abbiamo avvistato nessuna balenottera minore, ma abbiamo visto foche, cormorani, aquile e, a detta del nostro capitano, uno squalo elefante, che vive nelle acque scozzesi nutrendosi di plancton e che rischia l’estinzione a causa della caccia selvaggia dello scorso secolo.

A Mull abbiamo avuto ospiti nella nostra camera d’albergo due ranocchie che sono state poi debitamente liberate nel fiumiciattolo vicino al nostro albergo di campagna. Ovviamente per somma gioia del Tigre!

A Mull abbiamo passato un delizioso pomeriggio di sole nei dintorni del castello di Craignure, che ha anche una sala da the che consente di portare le bevande ai tavoli posti fuori, per potersi rilassare sul prato.

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La nostra penultima tappa è stata Glasgow, che avevo fortemente voluto per il museo scientifico. In realtà la visita si è rivelata al di sotto delle aspettative, forse perché il Tigre e la Pulcetta sono ancora piccoli, o forse perché la città della scienza di Genova è davvero insuperabile per bambini della loro fascia di età. Ciò non toglie che ai bambini è comunque piaciuto, soprattutto lo show sul fuoco al quale abbiamo assistito.

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Nel pomeriggio del nostro unico giorno a Glasgow abbiamo visto il Kelvingrove Museum, che invece merita senz’altro una visita piuttosto approfondita e che ha nella sua collezione capolavori di vari impressionisti, Van Gogh, Picasso e Dalí (il famoso Cristo di San Giovanni della croce). Oltre ad un vero spitfire che sovrasta delle giraffe e altri animali in una delle sale dalla esposizione illuminista.

Dopo Glasgow, ultimo giorno per le strade della affollata, ma elegante, Edimburgo.

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Ci avevano detto che avremmo avuto freddo e si, è vero, c’era freddo. Ma mentre noi giravamo in giacca tecnica e pile, qualche scozzese andava in sandali e canotta per non farsi sfuggire l’ultimo lembo d’estate!
Ci avevano detto dei moscerini fastidiosissimi, ma abbiamo avuto modo di “apprezzarli” solo quando un pomeriggio a Skye è uscito il sole e la temperatura è salita a ventiquattro gradi. Dopo un’ora, andato via il sole non c’erano più!
Ci avevano detto che avrebbe piovuto, ma malgrado i nostri quattro ombrellini (che non sarebbero serviti comunque a niente, visto il vento che soffia sempre) abbiamo avuto le classiche quattro stagioni in un’unica giornata.
Insomma la Scozia a noi è piaciuta tanto.

E voi come avete passato le vostre vacanze?

Anche gli insetti vanno in vacanza

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Qualche tempo fa sul blog di Claudia Porta avevo letto questo articolo che mi aveva incuriosito parecchio.

Sapevo, però, che un progetto come quello era praticamente impossibile da realizzare per me.

Ecco perché quando Stoike mi ha chiamato da Firenze per chiedermi un consiglio su un regalo per il Tigre e mi ha detto che aveva trovato un hotel degli insetti gli ho subito risposto entusiasta che si, sarebbe andato benissimo!

E così eccolo li l’hotel per gli amici del Tigre.

imageAdesso dobbiamo solo aspettare che qualche insetto lo scopra.

Nel frattempo, Stoike e il Tigre hanno già acquistato una bat box per il ripopolamento dei pipistrelli!

Grest estivo

imageAvevo pensato che fosse l’anno giusto per il grest.
Fino all’anno scorso il Tigre e la Pulcetta avevano trascorso luglio al nido, giocando nella terrazza attrezzata con delle piscine per bambini piccoli.

Avevo scelto un grest dove avrebbero fatto pittura, carta pesta, torte e orto. E in più un po’ di inglese trasversale a tutte le attività, grazie alla presenza di una persona madrelingua. Niente di eccezionale, ma un modo carino di passare del tempo fuori casa. Avevo anche escluso la piscina, perché sapevo che almeno le prime volte, senza di me, non sarebbero andati da nessuna parte.

Poi è cominciato. La Pulcetta, già in una fase di regressione-attaccamento alla mamma, non è ha voluto sentire di restare e così mi sono fermata per cercare di farla ambientare e andare poi via.
Le mamme non devono mai vedere con i loro occhi lo spietato mondo dei bambini!

Ci accoglie una musica assordante. Assisto alla goffaggine di ragazzi provenienti da un corso di educatore all’infanzia al loro primo contatto con dei bambini.
La Pulcetta non si stacca e io non me la sento di farla piangere per un grest.

Ah Madre non lavoratrice! Che la vuole cruda e la vuole cotta. Li vuole indipendenti, ma li vuole in un contesto accettabile. Non li vuole fare piangere, ma è stanca di giocare tutto il tempo con loro tralasciando attività più adulte.

Capito che il Tigre non sarebbe più andato a quel grest, provo a mandarlo in un altro dove portano i bambini al mare e che è frequentato anche dal suo migliore amico.
Torna con un diavolo per capello: ma avrei dovuto immaginarlo che stare quattro ore al mare, a digiuno fino alle dodici, per lui avrebbe significato un supplizio.
Fine della nostra esperienza con i grest.

E voi? Qual è il vostro approccio nella scelta del grest estivo? E i vostri bambini sono contenti di andare?

photo credits: @ emmanuelle colin