Ali per volare

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La scorsa notte la Pulcetta, a letto, mentre stava per addormentarsi, mi ha chiesto:”Mi abbracci?” E poi: “Più folte, mamma.” L’ho abbracciata fortissimo.

Prima di cena c’era stata una scenata, cominciata quando, dopo il bagno, non voleva asciugare i suoi capelli lunghi.

Presto ne ho avuto abbastanza del suo prendermi in giro andando a giocherellare in giro, per poi tornare e riscomparire dopo due secondi e le ho urlato che sarei andata in un’altra stanza.
Mi è venuta dietro piagnucolando: “Voglio mamma”.
E allora mi sono sciolta. Abbiamo tubato e le ho chiesto di vestirsi, che nel frattempo era rimasta nuda. E lei ha cominciato a piangere e a togliersi i vestiti che le avevo appena messo. E questo tira e molla, fra parole dolci e pianti e capricci, è durato per un po’.

Così io e Stoike abbiamo deciso di lasciarla un pó tranquilla e abbiamo messo il DVD di Planes.
E lì giù con pianti a più non posso perché voleva scegliere lei il film da vedere.

A quel punto è salita su una sedia che aveva opportunamente trascinato davanti la tv e vi si è piazzata davanti, fino a non far vedere più niente a nessuno.

Ho spento la tv, ho preso in braccio la Pulcetta e le ho detto arrabbiatissima, che l’avrei messa a letto. Ma Stoike è intervenuto dicendo che dobbiamo restare calmi.
Il Tigre, allora, ha proposto di raccontare una fiaba alla sorella per calmarla e la Pulcetta ha cominciato a insultarlo malamente. Stoike, a questo punto, è esploso.

Stoike è una di quelle persone che emanano rispetto. Non si arrabbia spesso, non ne ha bisogno. Con i bambini mi aspettavo un padre tutto d’un pezzo, di quelli che solo al vederli, se hai combinato qualcosa, ti vai a nascondere. E invece no, con loro è diverso, più morbido.
Ma questa volta era proprio arrabbiato.

Ha portato Pulcetta in camera intimandole di starsene li e lei lo ha seguito piangendo, mentre lui le ripeteva che non doveva piangere e che doveva starsene in quella stanza finché non si era calmata.

Siamo tornati ancora una volta tutti in cucina, abbiamo rimesso il video e la Pulcetta si è quietata, poi ha chiesto di voler vedere un altro film. Stoike le ha detto, calmo, che avrebbe potuto vederlo non appena il Tigre avrebbe visto le sue scene preferite di Planes.

Intanto sono andata da lei, l’ho abbracciata, l’ho fatta cenare, mentre Stoike ha messo il film che lei ha scelto e, dopo un po’, siamo andati a nanna.

Prima di spegnere la luce, le ho chiesto se ha capito il motivo per cui io e suo padre ci siamo arrabbiati con lei. Non mi ha risposto ma mi ha chiesto di leggere un libro, che le ho concesso.
Dopo La lettura, le ho chiesto se si è arrabbiata per il fatto che, nel pomeriggio, avevo passato molto tempo con il Tigre a costruire un aeroplano di cartone.
Lei mi ha risposto: “Al mio scatolone non hai fatto neanche le ali”

Foto da: smallfryblog.com

 

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Tempo con i figli: quantità e qualità?

Il grande problema del mio essere genitore, almeno in questa fase, e’ il rapporto fra la quantità di tempo da spendere con i bambini e quella che rimane per il mio essere persona oltre che mamma. Da quando è nato il Tigre io passo molto tempo con lui. E’ sempre stato un bambino che dorme poco, ancora oggi a tre anni va a letto alle undici meno un quarto. E non era neanche di quei bambini che li metti nel passeggino e guardano te stendere la biancheria, ammaliati dall’aria aperta o dal colore del bucato. Macché, neanche a dargli un morbido libro multicolore, lui piangeva dopo due secondi. Era il classico bimbo che vuole stare in braccio e in piedi: mi sono sempre chiesta, e con me milioni di mamme, come fanno a sentire che sei sulla poltrona e a loro cosa cambia! Così, visto che ho perso il mio lavoro di libraia poco prima di rimanere incinta, non mi restava far altro che giocare con lui, prima in braccio, poi a terra, divertendoci e crescendo. Quando è arrivata la Pulcetta sono arrivati i problemi di gelosia fortissima che stiamo superando solo adesso, con molto autocontrollo da parte del Tigre che è un bambino molto ricettivo. Alle soglie dei due anni abbiamo provato l’inserimento al nido, che mi avrebbe lasciato un po’ di spazio, se non altro per dedicarmi solo alla sorellina. Ma a causa dei malanni di stagione che si espandevano a casa come un’epidemia, abbiamo abbandonato, per riprendere un anno dopo con entrambi i bimbi. Questo è, sia per il Tigre che per la Pulcetta, il secondo anno di nido, sempre nello stesso posto con le solite volenterose educatrici: ma loro proprio non ne vogliono sapere, vogliono restare con la mamma e piangono ogni mattino. Certo, la mamma che gioca con i dinosauri e le fatine, a travestirsi e a ritagliare, a immaginare mondi perduti abitati da draghi, che sorvoliamo con la nostra fantasia trasformando divani in iceberg, tavoli in caverne e poltrone in grandi barche. Tutto nasce dalla loro fantasia e io vado solo loro dietro, ma dopo una mezz’oretta di questa dissociazione dal mondo reale sono esausta e vorrei andare a leggere un libro, guardare la posta elettronica o anche andare a stirare! Insomma, fare qualcosa da adulto! Sarà che sono ancora piccoli, sarà il carattere soprattutto del Tigre che non sa giocare ancora da solo, ma non appena io mi allontano, li ritrovo a: 1) litigare; 2) la Pulcetta che gioca da sola, il Tigre buttato letteralmente a terra, con il pollice in bocca; 3) il Tigre che fa i capricci e avanza le richieste più inverosimili per attrarre l’attenzione della mamma. A volte mi dico che potrei, almeno due volte alla settimana, andare in palestra e lasciarli, come facevo prima, con la baby sitter. A volte mi dico che ho sbagliato quando avevano rispettivamente due anni e un anno a far loro subire la presenza della baby sitter per andarmene in palestra, perché così ho fatto venir loro il terrore dell’abbandono! E quindi giù a pensare la prossima attività da fare assieme nel pomeriggio. Cresceranno, impareranno a gestire i loro stati d’animo, i loro momenti di noia, di paura, di solitudine, di tristezza. Chi più, chi meno. Chi peggio, chi meglio.