Amsterdam con i bambini

 

Siamo tornati ieri da Amsterdam e già ci manca. Era stata una scelta di ripiego e invece ci ha fatto divertire e rilassare. Ecco: forse il segreto di questa città è che è una città disimpegnata.

Credo che lo spirito di Amsterdam e dei suoi abitanti sia questo godersi con rilassatezza la vita: aprire le porte di casa il sabato pomeriggio e bere un bicchiere di vino con gli amici praticamente sulla strada.

Fare un giro in barca sui canali solo per godere del sole e della compagnia.

Pedalare in tutta fretta per andare praticamente ovunque.

Ecco perché non vi dirò cosa abbiamo fatto ad Amsterdam con i bambini: perché quello lo si può trovare sulla guida.

Ma vi racconterò del fatto che Amsterdam non è esattamente una città economica e quindi affittare un appartamento risulta una soluzione più vantaggiosa, se non altro perché, allo stesso prezzo, puoi avere più spazio e una cucina dove poter organizzare una colazione o mangiare una pizza da asporto (cucinare proprio no, anche in vacanza no!).

Poi se l’appartamento è nel Joordan, il quartiere più rilassato e verace di Amsterdam e a un passo dai canali, meglio ancora.

E ancor di più se si trova all’ interno delle tipiche case di Amsterdam.

Ad Amsterdam si può andare a visitare il Van Gogh Museum, l’Artis zoo e può anche capitare di poter vedere le foto della World Press esposte nella chiesa dove un tempo incoronavano i re.

E chissà quante cose ancora.

Ma quello che si deve fare necessariamente ad Amsterdam con i bambini è pedalare senza fretta per respirare lo spirito della città.

 

 

 

Annunci

Barcellona con i bambini

image
Per il ponte del 2 giugno avevamo acquistato dei biglietti aerei per Barcellona. Si era quindi posto il dubbio del “cosa fare con i bambini a Barcellona”?

Dubbio che si è rivelato infondato perché, pur avendo avuto tre giorni pieni per la visita, sono rimaste così tante cose da fare che potremmo ritornarci fra qualche anno e fare un giro completamente diverso e scoprire quelle parti della città che abbiamo dovuto trascurare questa volta.

In questo viaggio abbiamo provato la formula dell’appartamento al posto dell’hotel e devo dire che è andata benissimo: maggiore comodità e libertà, a fronte di una spesa di certo non maggiore (per una famiglia di quattro persone).

Il nostro appartamento era la dependance di un hotel, lo chic and basic, che ne ha altri nei vari quartieri di Barcellona. Noi abbiamo scelto quello del quartiere Born (una parte della Ribera) perché ci sembrava più vicino ai posti che volevamo visitare e in effetti la scelta si è rivelata felice.

E da dove potevamo cominciare la nostra visita se non dall’acquario? Chi conosce questo blog sa della passione del tigre per gli animali, anche se ultimamente l’ambiente marino è passato in secondo piano rispetto all’amore smodato per i rettili.
L’acquario di Barcellona, a dispetto di quello che avevo letto a suo riguardo, non mi è sembrato all’altezza di altri che abbiamo visitato (Genova e Londra sono sicuramente più belli).
Le vasche sono tante, ma le installazioni e i pannelli che dovrebbero intrattenere i bambini sono spesso sciupate.
Abbiamo visto le varie vasche e, come sempre, ho pensato a quanto materiale offre il mondo marino, con i suoi colori e l’eleganza delle sue forme, agli stilisti d’alta moda.

imageimage
Per pranzo ci siamo diretti alla Barcelloneta: per tutto il venerdì i canti e i colori dei tifosi dell’atletico Bilbao che giocava la coppa del rei contro il Barça ci hanno accompagnati e tenuto allegra compagnia.
I carrer della Barcelloneta, il quartiere da dove i barcellonin raggiungono il mare, erano invasi da gruppi mascherati accompagnati da musica e fanfare. Il quartiere aveva un’aria festosa ed estiva.

image
Ci siamo fermati in un posticino e abbiamo assaporato la nostra paella.
Nel pomeriggio, avendo molto vicino a casa il Parc della Ciutadella, siamo andati lì a fare due passi e anche una gitarella in barca nel piccolo laghetto.
Il giorno dopo ho realizzato un sogno: portare i bambini sul tetto di casa Milà, uno degli edifici di Antoni Gaudí, altresì detto “la Pedrera”. E la cosa più bella è stata vedere i bambini fortemente interessati all’ambiente architettonico.

image
Dopo la visita della Pedrera ci siamo diretti nuovamente al Parc della Ciutadella, in quanto all’interno vi è ospitato anche lo zoo che offre la visione di tre spettacoli giornalieri dei delfini (per i quali è bene andare almeno un’ora prima perché si forma sempre una gran fila e il rischio è quello di non arrivare ad entrare a causa delll’esubero di persone).
Lo zoo, seppur raccolto, ospita un gran numero di specie e all’interno è presente anche un’area giochi divertente, per una pausa fra un rettilario e una vasca delle foche.
Il nostro terzo giorno di visita era un lunedì e molti musei a Barcellona sono chiusi, così abbiamo girato un po’ il quartiere fino alla chiesa di Santa Maria del Mar, una cattedrale gotica molto bella.

image

Purtroppo abbiamo trovato chiuso anche il Mercat di Santa Caterina e così ci siamo diretti al Parc Guell, ma anche lì, malgrado il caldo e la sfacchinata di affrontare strade ripidissime e solo in parte servite da scale mobili, la fortuna non si è mostrata dalla nostra parte, perché la prima entrata per visitare le zone con le costruzioni di Gaudí sarebbe stata soltanto dopo un paio d’ore.
Così abbiamo dato un’occhiata dall’alto e ci siamo spostati all’Eixample, il quartiere dove sorge la Sagrada Familia. E con la visita a questa singolare cattedrale e una sosta al parco giochi che sorge nel parco proprio di fronte alla chiesa, si è chiuso il nostro soggiorno a Barcellona.

image
Che sicuramente ha tante altre cose da offrire, motivo per cui stiamo già pensando a quello che faremo quando ci ritorneremo!

Irlanda con i bambini #2

image

Dopo i due giorni a Dublino, di cui potete leggere qui, abbiamo preso la macchina e affrontato la tappa più lunga che, attraversando tutta la parte bassa dell’Irlanda, ci ha portati a Dingle, nell’omonima penisola.
Dingle è una piccola cittadina marinara, turistica ma non del tutto rovinata dalla folla di visitatori, che resta comunque modesta anche in luglio o agosto.

image image
L’attrazione del luogo è un tursiope, stanziale nelle acque della baia, di nome Fungie. Per vederlo partono numerose barche che, addirittura, non fanno pagare la crociera qualora il delfino non si facesse vedere.
Neanche a dirlo il Tigre e la Pulcetta erano entusiasti dell’esperienza sulla barca d’avvistamento: quando mai capita a due bambini di poter osservare un delfino in mare aperto?
E per completare la visita a Dingle abbiamo visitato anche l’acquario della cittadina: certo non è quello di Londra, ma a loro è piaciuto lo stesso.

image

Il giro della penisola lo abbiamo fatto in macchina al tramonto, in maniera, purtroppo, un po’ frettolosa: le scogliere e i colori del cielo e del mare avrebbero meritato qualche sosta in più.

image

Quello che davvero ci ha reso ancora più piacevole la sosta nella Dingle peninsula è stato il nostro alloggio: la Dingle Pax house. Ad un chilometro dalla cittadina, questo albergo, arredato con gusto e gestito con passione, gode di una splendida vista sulla baia: dai divani della sua veranda, sorseggiando un caffè, fra il cane Rio e la gatta Mali che riposavano ai nostri piedi, potevamo vedere Fungie e le barche che uscivano per osservarlo.

image
Inoltre, se volete mangiare pesce in Irlanda Dingle è il posto giusto: noi abbiamo mangiato molto bene al ristorante The Half Door, sulla strada principale con la sua porta (che si apre a metà) colorata di giallo.

image

image

A Killarney siamo andati per il parco nazionale, il più grande d’Irlanda. All’interno del parco si possono fare gite sul lago e visitare la Mackross Abbey o il Ross Castle.

Il Tigre, invece, si è lanciato nell’identificazione delle numerose specie di farfalle presenti nel parco, previo acquisto di apposito libretto.

La Pulcetta, a sua volta, ci teneva al giretto in carrozza (altro modo caratteristico di visitare parte del parco) e così, trainati da Roxie, una cavallina pezzata, abbiamo raggiunto le cascate.
Il nostro alloggio a Killarney era una casa di campagna adibita ad albergo, nelle vicinanza del Gap of Dunloe, che non abbiamo visitato perché la visita è lunga e complicata e noi avevamo soltanto un paio di giorni a disposizione. Nelle vicinanze c’è un ristorantino in una casa antica che prepara delle buone bistecche ed ha anche un soddisfacente menù bambini.

image

Da Killarney ci siamo spostati a Kilkenny dove la sosta al castello, con il suo grande parco, è d’obbligo. Poco distante dal castello è sempre all’interno del parco c’è un bel playground dove il Tigre e la Pulcetta si sono divertiti fin quando la pioggia irlandese non ci ha colti.

image

E con questa pioggia si è concluso il nostro viaggio in Irlanda. Infatti, all’indomani, siamo partiti da Kilkenny (anzi dalla fattoria dove alloggiavamo a qualche chilometro dalla città) per tornare a Dublino e quindi in Italia. Ma con il cuore pieno di musica, aria aperta e tanto verde!

Se state organizzando un viaggio in Irlanda con i bambini e avete bisogno di qualsiasi informazione potete scrivere nei commenti.

Viaggiare con due bambini piccoli

image

Uno dei fatti con il quale deve fare i conti il genitore dei quasi-gemelli, di cui uno, per altro, ipersensibile, e’ smettere di viaggiare.

Io e mio marito abbiamo sempre viaggiato. Anzi direi, romanticamente, che lui è un grande viaggiatore, perché ha viaggiato più di me e perché, malgrado questo, mantiene una sorta di stupore infantile di fronte ai posti, che vorrei che i nostri figli ereditassero. Assieme abbiamo visitato i posti più disparati e sempre da soli, zaino in spalla e mezzi locali.

Dopo di che è nato il Tigre. E lui ci ha travolti con tutto il suo temperamento: come puoi pensare di affrontare un volo aereo con un frugoletto che piange per la luce del sole, che deve essere vestito da almeno due persone e che non vuole stare in macchina sul seggiolino neanche per andare dai nonni? Dopo un anno passato a sognare vacanze intercontinentali, e’ arrivata la Pulcetta. Nel frattempo cercavamo di abituare il Tigre a qualche week end fuori porta. Poi, quando la Pulcetta aveva due mesi, l’abbiamo lasciata dai nonni per goderci un fine settimana a Firenze con un finto figlio unico. Ovviamente è andato benissimo, ma gestire un bimbo di quattordici mesi in viaggio e’ ben altra cosa che avere a che fare con due bambini piccolissimi come lo erano al tempo il Tigre e la Pulcetta. Quell’estate ci abbiamo riprovato e, come vi ho già raccontato qui, siamo stati in Toscana. Ma piuttosto che di vacanze si può parlare, in quel caso, di accumulo di stanchezza fuori dalle mura domestiche.

L’estate dopo siamo stati a Genova e quest’anno in Trentino Alto Adige dove è andata più che bene. Ma ormai i bambini hanno compiuto tre anni e due anni e quindi hanno delle esigenze minori alle quali si può far fronte anche viaggiando. Mancava la grande città, ed ecco che ad Ottobre abbiamo provato con Parigi. Ma di questo vi racconterò in un altro post.

Da questa piccola esperienza di viaggio con due bambini al di sotto dei tre anni, ho tratto delle riflessioni che condivido di seguito:

Scegliere una meta che sia bambino friendly. Questo non significa solo cercare posti in cui nei ristoranti trovi i seggioloni o le matite colorate per far giocare i piccoli. Ma anche luoghi che abbiano molte attrattive per bambini: parchi gioco, musei per bambini, acquari, aree verdi, fattorie, sono tutti posti che, interessando i bambini, li rendono partecipi del viaggio, meno stressati per quello che stanno vivendo e, di conseguenza, rendono anche i genitori meno stanchi e irritabili (che altrimenti che si parte a fare?).

Seguire i loro orari e le loro abitudini. Ma anche: essere elastici. Non è detto che un bambino che abbia l’abitudine di mangiare carboidrati a pranzo e proteine la sera, non debba mangiare un bel gelato per merenda! In fondo e’ in viaggio con mamma e papà!

Se la vostra passione e’ l‘arte o i musei, portate anche i bambini con voi. Lasciateli liberi di girare per le gallerie ( sotto il vostro controllo!), interessateli davanti a qualche quadro che possa attrarre la loro attenzione. Farete le visite più veloci che abbiate mai fatto in vita vostra, ma sarete tornati per un microsecondo i viaggiatori di un tempo. Portate comunque sempre i passeggini, in modo tale che possano salirvi o scendere a loro piacimento.

Non aspettatevi che tutto vada magnificamente! Avere delle basse aspettative aiuta sempre. Un giorno che magari siete stati in un magnifico play ground, avete visitato un bellissimo parco, può chiudersi con una crisi di nervi di stanchezza. Andrà meglio la prossima volta.

Portare con se i passeggini. Noi ne abbiamo due, di quelli leggeri e maneggevoli. Non so se avere il gemellare può aiutare, perché non l’ho mai utilizzato. Certo magari le mani di uno dei genitori sono libere e disponibili per portare due valigie, ma quanto è semplice da chiudere un passeggino gemellare? E quanto siete disposti a imprecare ogni qualvolta dovrete sollevarlo per scendere i gradini della metro e issarlo a bordo delle vetture?
Una volta ho trovato, su un sito americano, la pubblicità di un bellissimo seggiolino per auto al quale tirare fuori le ruote per trasformarlo in un mini passeggino, ma purtroppo credo che riguardasse solo bambini al di sotto dell’anno di età.

Se si affitta una macchina, la mia esperienza e’ quella di portare da casa e spedire con le valigie almeno un seggiolino-rialzo: a noi è capitato più volte qualche pasticcio da parte delle compagnie di rent a car, che ci ha fatto perdere tempo e sicurezza.

L’unica cosa che porto in aereo per far loro passare il tempo sono dei libretti piccini. Ma il Tigre e, soprattutto, la Pulcetta amano rileggere le loro storie, per cui non abbiamo bisogno di molto altro.

Invece porto con me degli snack, dei biscotti o, addirittura dei toast (!), in maniera tale da fronteggiare eventuali crisi di fame.

Queste piccole regole del buon senso sono tutto ciò che ho messo da parte in questi tre anni di viaggi con loro.

Assieme a tanta soddisfazione e molti ricordi, ovviamente.